Giotto e la tradizione pittorica di Fabriano
L’opera di Giotto di Bondone (1267 ca.-1337), protagonista di quella rivoluzione espressiva della pittura occidentale, che aprì le porte a ciò che definiamo oggi “l’età moderna” della rappresentazione figurativa, ebbe notevoli ripercussioni sugli artisti suoi contemporanei e sui posteri: i primi poterono arricchire la propria formazione grazie alla conoscenza talvolta diretta del maestro, i secondi fondarono il proprio sapere tecnico e stilistico sulle prove esemplari del sommo pittore.
Proprio di tale influenza fondamentale ci parla la mostra curata da Vittorio Sgarbi «Da Giotto a Gentile. Pittura e scultura a Fabriano fra Due e Trecento», aperta fino al 30 novembre a Fabriano nelle Marche, luogo ove la fascinazione per l’arte di Giotto giunse irradiata dalle magnifiche navate da lui affrescate nella basilica di Assisi, modello pittorico incontrastato per tutta l’Umbria e il vicino territorio marchigiano.
Fabriano nel corso del XIII secolo fu in effetti un centro nevralgico per la storia dell’arte del nostro Paese, assorbendo le istanze artistiche provenienti dall’Umbria e in particolare da Spoleto (che era stata capitale del Ducato longobardo), come attestano le numerose Crocifissioni e le icone mariane, sobrie e lineari, ancora disseminate nel territorio. Qui, nelle pievi sui monti intorno alla città, le chiese degli Ordini Mendicanti, sull’esempio di Assisi, offrirono le proprie mura al pennello di anonimi artisti, esponenti di maestranze sia locali sia straniere, che affrescarono le storie sacre con rinnovato vigore propagandistico.
Il percorso espositivo
La Pinacoteca Civica “Bruno Molajoli” nello Spedale di Santa Maria del Buon Gesù ospita l’esposizione e diviene punto di partenza di un itinerario che si articola nella città tra le chiese di Sant’Agostino, San Domenico fino alla cattedrale di San Venanzio. I pezzi selezionati per la mostra sono opere poco note, dipinti, pale d’altare, affreschi staccati, codici miniati, preziose oreficerie, sculture lignee, alcune delle quali restaurate per l’occasione, che, accostate le une alle altre, offrono un ottimo panorama visivo di ciò che fu l’arte locale dalla seconda metà del Duecento fino a tutto il Trecento.
Incontriamo la Crocifissione del Maestro di Campodonico (metà XIV sec.), divenuta ormai quasi monocroma per il trascorrere del tempo, ma ancora in grado di trasmettere la sperimentazione ardita, che caratterizzava la pittura del suo autore. Così come i dipinti su tavola di Allegretto Nuzi (1320 ca.-1373), artista originario di Fabriano, rappresentanti spesso la Madonna dell’Umiltà (soggetto di cui sono note varie redazioni del pittore), mostrano la sua maturità espressiva, vicina allo stile di artisti quali Giotto, Ambrogio Lorenzetti e Bernardo Daddi, a lui noti grazie al soggiorno toscano protrattosi fino al 1348, anno della peste, quando rientrò nella propria città natale.
A Fabriano si conservano inoltre magnifiche opere di manifattura lignea, sculture a grandezza naturale, sovente parte di presepi incredibilmente scenografici. Molte di queste sculture sono oggi riconducibili alla mano del frate olivetano Giovanni di Bartolomeo, anche conosciuto come Maestro dei Magi, attivo nel locale convento di Santa Caterina.
Il percorso espositivo tocca anche personaggi della nostra tradizione finora poco studiati come Diotallevi di Angeluccio, originario di Esanatoglia, attivo alla metà del Trecento in area marchigiana, vicino alle tendenze artistiche dei pittori di Fabriano, quali il già citato Allegretto Nuzi e il suo allievo Francescuccio di Cecco Ghissi, ma anche alle novità provenienti dall’ambito culturale toscano.
Il «Gotico Internazionale»
Espressione finale di questa evoluzione artistica è l’approdo ai dipinti di Gentile da Fabriano (1370 ca.-1427), raffinato esponente del cosiddetto “Gotico Internazionale”, stile diffusosi in tutta Europa sul finire del secolo, caratterizzato da una linearità moderna, elegante e composita, fatta di suggestioni e rimandi inter-culturali.
Gentile è noto per aver viaggiato molto attraverso la sua terra, le Marche, e poi oltre fino a Venezia, Firenze e Roma, apprendendo e aggiornandosi di continuo nella pratica e nello studio delle differenti tecniche pittoriche e dei vari stili presenti nei maggiori centri della penisola all’inizio del Quattrocento, all’epoca luoghi di incontro per artisti di ogni Paese d’Europa. La sua radice artistica rimase comunque sempre evidente: la cultura tardo-gotica lombarda, che egli seppe magistralmente declinare in chiave umbro-marchigiana. Da questo felice connubio nascono i suoi colori brillanti e raffinati, la linea precisa dei contorni, che accompagna le figure, ritagliandole dal fondo (quasi sempre dorato) e conferendo loro un’eleganza che sarà lo stilema della sua inconfondibile maestria pittorica.
Molte delle sue opere, destinate ai luoghi di culto della città natale, sono oggi sparse nel mondo, come ad esempio la tavola con la Madonna, il Bambino e i santi Niccolò e Caterina e un donatore, eseguita per la chiesa di San Niccolò a Fabriano (1395-1400) e attualmente conservata a Berlino.
In mostra sono presenti, tra i suoi capolavori, le Stimmate di san Francesco o la Crocifissione, entrambe parte del polittico realizzato per Valle Romita di Fabriano, oggi conservate presso la Pinacoteca di Brera, e l’elegantissima Madonna dell’Umiltà (1420-23) proveniente dal Museo Nazionale di San Matteo di Pisa. Su questa tavoletta, probabilmente destinata alla devozione privata, Gentile descrive con magistrale perizia il contorno del mantello scuro di Maria, che si staglia sullo sfondo di un raffinato arazzo. La madre è in adorazione del Figlio, adagiato sulle sue ginocchia sopra un drappo dorato, e la curva leggiadra del suo corpo ammantato avvolge completamente Gesù in un simbolico abbraccio protettivo. Tanta dolcezza e tanta grazia sono rese dal pittore con abilità e sensibilità estreme.
Tale è la vetta raggiunta dall’arte locale marchigiana, dopo la lenta rielaborazione stilistica durata un secolo, fatta di inflessioni e suggestioni vicine e lontane. Questo è il compimento di un percorso espositivo che ci rende più consapevoli di quella pittura centro-italiana, che costituì il nucleo di ogni successiva espressione artistica e culturale attraverso i secoli; una cultura figurativa religiosa, che costituisce ancora oggi la matrice della nostra formazione occidentale.
FONTE: Radici Cristiane n. 99