Arte, denaro e rogo delle vanità
“Denaro e Bellezza” è il titolo della mostra ospitata in Palazzo Strozzi a Firenze fino al 22 gennaio, curata da Ludovica Sebregondi e Tim Parks. L’originale occasione pone in primo piano il mondo della finanza e del sistema bancario quattrocentesco, in stretta connessione con quella che fu la realtà artistica e culturale della capitale toscana durante il Rinascimento.
La sapienza degli antichi, come anche il Vangelo, avverte gli uomini a proposito del potere demoniaco del denaro. Sofocle scriveva: «Non c’è nulla di peggio del denaro nella società umana». Leggiamo nel Vangelo di Matteo: «non potete servire Dio e il denaro» (Mt. 6,24). Eppure l’economia è entrata in modo sottile e inarrestabile a far parte della storia dell’uomo, penetrando gli strati della cultura e della politica fino a toccare la più semplice quotidianità di noi tutti.
La mostra fiorentina si offre di indagare un momento storico particolarmente fervido di novità e ricchissimo dal punto di vista artistico e culturale: la Firenze del secondo Quattrocento, la Firenze di Lorenzo il Magnifico e della sua corte, la città in cui si formarono artisti quali Beato Angelico e Botticelli, la città che era divenuta meta principale per gli artisti nordici, la città infine in cui giunse Girolamo Savonarola, il frate domenicano che volle combattere la decadenza dei costumi propria della fine del secolo.
“Per farne fuoco e uno sacrificio a Dio”
Quando Savonarola venne bruciato nel 1498 morivano con lui gli estremismi di una corrente religiosa che aveva lottato duramente e apertamente la sua battaglia contro la corruzione dei tempi. Egli era giunto in città su invito dello stesso Lorenzo de’ Medici, ma con il passare del tempo la sua predicazione, volta all’abolizione del regime mediceo da lui considerato tirannico e alla condanna del decadimento morale in ogni sua forma, fosse anche quella dello spregiudicato atteggiamento di Papa Alessandro VI Borgia, lo condusse alla personale rovina. Il 23 maggio 1498 egli morì impiccato e arso in piazza, così come aveva fatto bruciare i libri che secondo lui veicolavano il male.
Le sue eccellenti doti di predicatore, durante la vita, erano sfociate ben presto in una sorta di profetica rivendicazione; i suoi sermoni ispirati accompagnarono e influenzarono il corso degli eventi cittadini quando, due anni dopo la morte del Magnifico avvenuta nel 1492, i Medici abbandonarono Firenze e fu instaurato un governo repubblicano.
La riforma promossa da Savonarola aveva come principali aree di interesse il sistema finanziario e quello artistico, denaro e bellezza, appunto, i più potenti canali di comunicazione della società. Furono offerti alla popolazione durante il Carnevale del 1497 e dell’anno seguente gli esemplari e scenografici falò delle vanità, in cui le umane viltà bruciavano pubblicamente.
La lotta all’usura e ai beni superflui è ben testimoniata dalle stesse parole pronunciate dal frate nel 1497: «O mercatanti, lasciate le vostre usure, restituite el mal tolto e la roba d’altri, altrimenti voi perderete ogni cosa». Così tuonava Girolamo dall’altare del duomo e continuava: «O voi che avete le case vostre piene di vanità e di figure e cose disoneste e libri scellerati (…) portateli a me questi, per farne fuoco e uno sacrificio a Dio».
Le origini del sistema bancario
Fin dal Duecento si era andato costituendo un sistema di scambio e commercio che aveva gradualmente incluso la negoziazione di denaro. Le fiere mercantili sia in Italia sia in Europa prevedevano la sistemazione di un banco apposito, ricoperto di ricchi drappi per attirare l’attenzione, destinato all’attività di credito. Proprio da questa tavola deriva l’attuale termine “banca”, così come “bancarotta”, che rappresentava il destino all’epoca riservato ai banchi inadempienti.
Nasceva così il sistema bancario. Coloro che svolgevano questa redditizia e rischiosa attività provenivano particolarmente da Genova, Asti, Venezia e Firenze, oltre che dalle Fiandre, terra all’avanguardia riguardo all’attività creditizia e imprenditoriale. Il fiorino, la moneta aurea che dalla città italiana si diffuse largamente in Europa, fu uno maggiori protagonisti della realtà economica del tempo.
Con il successivo sviluppo dell’attività, il banco passò dalle fiere a luoghi chiusi, specificamente destinati all’incontro dei mercanti. Nacquero numerose filiali e le compagnie si arricchirono a tal punto da costituire un importante sbocco lavorativo per i giovani che spesso venivano mandati ancora adolescenti a seguire l’apprendistato.
Pur alla base del finanziamento di innumerevoli opere d’arte e del rinnovamento estetico di intere città e luoghi pubblici, l’attività di credito comportò come prevedibile la grave piaga dell’usura, pratica attuata da mercanti senza scrupoli che si inserirono nel sistema economico, traendone vantaggio a discapito dei più.
L’usura, da sempre condannata dalla Chiesa, indica una pratica finanziaria in cui il guadagno è realizzato senza trasformazione di beni concreti, ma solo con l’interesse di denaro sul denaro. Ecco dunque la perdita del fine più elevato; ecco il limite in cui non è più contemplato il rapporto tra potere economico e cultura artistica.
Arte e denaro
Il Rinascimento fiorentino e il suo declino sono ben rappresentati, come si accennava, non solo dal sistema finanziario dell’epoca, primo polo di interesse della mostra di palazzo Strozzi, ma anche dall’eccelsa espressione artistica che la cultura di quei decenni produsse. Il mecenatismo va interpretato perciò come l’anello di congiunzione fra arte ed economia. Grazie agli investimenti di ricchi mercanti e banchieri si moltiplicarono nella seconda metà del Quattrocento le committenze private. Fino a quel momento, all’inverso, gli investimenti avevano mantenuto perlopiù una destinazione pubblica e di cittadina utilità.
I palazzi nobiliari e le opulente case dei mercanti segnarono dunque il passaggio a una nuova forma di committenza artistica. Quando i visitatori giungevano in città si rendevano conto del potere del denaro che, ormai intersecandosi con i percorsi artistici, scriveva una nuova storia della cultura dell’uomo. Le splendide cappelle di famiglia appartenenti ai Bardi, ai Peruzzi e ai Castellani, all’interno della Chiesa di Santa Croce, la Cappella Sassetti in Santa Trinità, la cappella Tornabuoni e Strozzi in Santa Maria Novella, testimoniano ancora oggi il grado sociale raggiunto in città dai mercanti e dai banchieri in diverse epoche.
Grazie alle famiglie di imprenditori trasferitisi a Bruges, giungevano dalle Fiandre in Toscana i preziosi dipinti, gli arazzi, le miniature e gli oggetti di oreficeria. Veniva favorito in questo modo, grazie ai canali mercantili, lo scambio culturale. Fra gli artisti inseriti, la mostra ricorda su tutti Sandro Botticelli, incomparabile pittore fiorentino, che racconta nelle sue opere i vari mutamenti e il grado di separazione tra il mondo materiale, e talvolta immorale, delle umane vicende e il mondo delle idee, l’universo neoplatonico, che ricerca la sola via della bellezza e dell’armonia. È in conclusione da apprezzare il meditato percorso intellettuale di una esposizione che offre, come è giusto che sia, un’idea dell’arte funzionale alla riflessione storica e permeabile alle influenze dell’epoca in cui si manifesta.
FONTE: Radici Cristiane n. 70
