Maria Maddalena nell’arte

Maria Maddalena nell’arte - Schola Palatina

Colei che san Tommaso d’Aquino definiva «Apostolorum Apostola» viene celebrata da sempre nelle arti, sviluppando iconografie meravigliose in cui si mescolano l’idea del bello e il senso della contrizione.
Ora che la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ha stabilito di elevare a festa la memoria di santa Maria Maddalena ed ammetterla a tutti gli effetti nel Calendario Romano, fissando la ricorrenza al 22 luglio, il Museo Antico Tesoro della Santa Casa di Loreto fino all’8 gennaio 2017 apre i suoi spazi ad una mostra dedicata all’iconografia di Maria Maddalena nell’arte occidentale. Le opere, così esposte in uno dei centri-santuario della civiltà cristiana, sono tutte presenti sul territorio marchigiano e offrono un raro e meraviglioso esempio di come il linguaggio artistico e la devozione possano raggiungere un connubio perfetto.

Il curatore della mostra, Vittorio Sgarbi, ha concentrato l’attenzione sulla rappresentazione della santa nel suo rapporto con il peccato e con la successiva penitenza. Egli infatti riferisce a proposito dell’evento: «Possiamo giocare a chiamarla mostra dell’equivoco, lo stesso che hanno fatto i tantissimi pittori che nel corso del tempo hanno dedicato capolavori a questa santa come a nessun’altra, identificandola con la peccatrice penitente». Proprio il percorso salvifico che conduce l’anima dell’uomo dalla condizione di peccatore alla riabilitazione attraverso il fuoco purificatore della penitenza è ciò che rende la figura della Maddalena così vicina a noi e sempre attuale.

La prima testimone

Sotto il nome di Maria Maddalena, secondo la tradizione ecclesiale in Occidente, si raccolgono più figure descritte nei Vangeli: la donna che versò olio profumato per Gesù nella casa di Simone il Fariseo, la sorella di Lazzaro e Marta e Maria di Magdala, colei che per prima giunse al sepolcro aperto, ossia la prima «testis divinae misericordiae», secondo le parole di Gregorio Magno.

La donna piangeva, ci racconta il Vangelo di Giovanni, non avendo trovato il corpo nella tomba e il Signore, nella Sua grande misericordia, le apparve nel fulgore della risurrezione, chiedendole di annunciare agli altri apostoli quanto aveva visto (Gv 20, 11). Ella divenne così la prima testimone e promulgatrice del grande messaggio divino e la sua gioia consistette appunto nella condivisione dell’annunzio della salvezza.

Il «Noli me tangere» a lei rivolto dal Cristo, spesso rappresentato in pittura, fa da contrappunto a tutta l’esistenza della Maddalena peccatrice, avvolta dalle mondanità e dai piaceri materiali, colei che nel momento apicale della sua vita riceve l’invito ad abbandonare ogni umana percezione per l’aspirazione ad una più alta forma di comprensione.

Maria è anche presente alla resurrezione di Lazzaro, presso il sepolcro del fratello dove Gesù la vide «piangere e piangere» per poi «commuoversi profondamente» anche lui (Gv 11, 33): tale fu infatti la compartecipazione del Signore al dolore della donna e tale fu la pena della santa per la perdita subita, da configurarsi indubitabilmente come prefigurazione del dolore che ella avrebbe provato ai piedi della Croce.
In una casa di Betania, Maria si avvicina al Salvatore e cosparge i suoi capelli di olio profumato: anche in questo caso, secondo le stesse parole di Gesù, ella sta, forse inconsapevolmente, anticipando l’unzione del corpo per la sepoltura.

Una ricca iconografia di Maria Maddalena

Nel corso di sette secoli – tale è il lasso temporale considerato dall’esposizione lauretana – e in circa cinquanta opere d’arte raccolte, la figura di Maddalena muta continuamente, eppure conserva in ogni caso quel fascino e quella capacità di coinvolgere l’osservatore; alla metà del XV secolo il veneziano Carlo Crivelli ci mostra una cortigiana elegantissima e disinibita, nel Polittico di Montefiore dell’Aso, mentre il ferrarese Ercole de’ Roberti, pochi decenni più tardi, offre una visione opposta della santa nella sua Maddalena piangente, raffigurazione di uno straziante e muto grido di dolore.

Con la chiusura del Concilio di Trento, quando la Chiesa elaborò le linee guida per la rappresentazione artistica di scene religiose, l’immagine di Maddalena raggiunse forse il più raffinato grado di espressione, come testimoniato dalla bellissima tela proveniente dalla chiesa della Maddalena di Fabriano del pisano Orazio Gentileschi, pittore caravaggesco attivo a Roma, ove la santa è raffigurata in penitenza, abbandonata nel romitaggio, privata di tutti i beni terreni e pronta a ricevere, attraverso un dolore tutto interiore, il perdono divino.
Nel percorso espositivo si incontrano inoltre la Maddalena in contemplazione di Matteo Loves del 1630 circa, inginocchiata con la croce e il teschio, e la Maddalena penitente del pittore settecentesco Antonio Cavallucci, un quadro di rara e composta dolcezza.

Gli artisti amarono e omaggiarono Maria Maddalena, traducendo ogni dettaglio della sua vita conosciuto attraverso i Vangeli, sia canonici sia apocrifi, e delineando una nuova storia iconografica che la vede assoluta protagonista; le opere di Simone Martini, Cenni di Francesco, Guido Reni, Guido Carracci, Mattia Preti, Tintoretto, Antonio Canova, tra gli altri, sono le fasi di un racconto suggestivo che fa ormai parte della storia della nostra cultura occidentale.

Dalle opere più antiche, come la tavola di Carlo Crivelli di Montefiore dell’Aso alle opere secentesche, come la tela meravigliosa dipinta da Orazio Gentileschi, all’interpretazione neoclassica di Antonio Canova, i volti di Maddalena sono uno specchio anche della nostra anima nel rapporto con la fede. Attraverso questo percorso figurativo eccellente si palesa la grandezza del mistero della misericordia divina, capace di manifestarsi oltre ogni nostra umana comprensione.

FONTE: Radici Cristiane n. 120

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