San Tommaso d’Aquino nell’arte
San Tommaso d’Aquino è ampiamente raffigurato nell’arte europea. La sua importanza dottrinale nella storia della Chiesa apre la strada alla sua definizione iconografica particolarmente dal XIV secolo, quando fu canonizzato (1323). Le vicende della sua vita, in alternanza alle leggende che vi si intrecciarono all’interno della tradizione religiosa popolare, ispirarono numerosi artisti. Si racconta ad esempio che sua madre fu avvertita da un eremita che il figlio ancora in fasce sarebbe divenuto un grande santo. È stato tramandato l’episodio in cui il giovane Tommaso venne rinchiuso dal padre in una stanza con una donna affinché fosse sedotto e abbandonasse l’idea di entrare nell’Ordine.
Egli scacciò la femmina tentatrice impugnando un tizzone ardente. Subito dopo fu visitato da due angeli che gli donarono un cintura di castità per proteggerlo dalle tentazioni della carne. Inoltre sono tramandati numerosi episodi concernenti l’attività del santo presso le università dove si dedicò all’insegnamento e alla discussione dottrinale, oltre che alla stesura di alcuni fra i più strutturati testi teologici.
Tutti questi momenti della vita di Tommaso insieme ai molteplici elementi caratterizzanti furono descritti e riportati nei secoli attraverso l’arte figurativa costituendo una vera e propria raccolta di situazioni e attributi tipici che, oltre ad aver diffuso la popolarità del santo, consente ancora oggi il facile riconoscimento della sua immagine all’interno delle opere d’arte. A seconda della zona geografica e della cultura, l’aquinate è rappresentato in fogge, situazioni e con attributi differenti, perciò cercheremo qui di fare un compendio degli elementi simbolici che lo accompagnano.
San Tommaso d’Aquino: elementi iconografici usuali
È anzitutto risaputo che San Tommaso d’Aquino fosse corpulento, un uomo di grossa taglia. Questo aspetto, unito all’abito domenicano, con la tunica bianca e il mantello nero, e ad uno o più libri, a indicare la dedizione allo studio, già aiuta solitamente a identificarlo tra gli altri santi all’interno di un dipinto. Ma numerosi altri dettagli presenti nelle raffigurazioni tradizionali ci forniscono un vivido racconto della sua storia.
All’interno dell’iconografia domenicana egli rappresenta la lotta contro le eresie. Spesso accanto alla sua figura infatti compare la colomba dello Spirito Santo che gli parla all’orecchio – emblema che condivide con Papa Gregorio Magno – a indicare la natura divina dell’ispirazione del santo e la sua ortodossia; la stella, o in alcuni casi il sole, solitamente appuntata sul petto si riferisce alla Sacra Dottrina oggetto dello studio di Tommaso. Il libro che tiene in mano, talvolta accompagnato da una penna, richiamo esplicito alla grande produzione di scritti del santo, è spesso raffigurato aperto con frasi leggibili poste in evidenza perché il fedele le possa apprendere e meditare.
«La mia bocca proclama la verità, e abominio per le mie labbra è l’empietà» (Proverbi 8,7; incipit Summa contra Gentiles 1.I): tale citazione biblica accompagna sovente Tommaso nelle raffigurazioni artistiche. Più raramente invece è raffigurato con in mano un modello di chiesa in riferimento al decreto papale con cui nel 1567 il Pontefice Pio V elevò Tommaso d’Aquino al rango di dottore della Chiesa. Egli viene rappresentato spesso tra Aristotele e Platone, mentre schiaccia sotto i piedi l’eretico arabo Averroè; in altri casi viene accompagnato dalle raffigurazioni dei suoi omonimi, Tommaso l’apostolo e Thomas Becket.
I ritratti di San Tommaso d’Aquino
Alcuni esempi della sua raffigurazione in dipinti, sculture o all’interno di cicli affrescati li troviamo fin dal XIV secolo ad esempio nell’affresco del convento di Santa Maria di Gradi a Viterbo e nel dipinto del fiorentino Bernardo Daddi Madonna con san Tommaso d’Aquino e san Paolo (1330). Successivamente l’immagine del santo compare per mano di Fra Angelico nell’Incoronazione della Vergine realizzata per l’abbazia di Fiesole, oggi al Louvre, e in un affresco del convento di San Marco a Firenze, dove figura con sant’Agostino davanti al trono della Vergine. Juste de Gand lo ritrae intorno al 1470 per la biblioteca ducale di Urbino e in un dipinto oggi conservato al Louvre, San Tommaso disquisisce i suoi argomenti, dove il santo espone, seguendo i criteri della filosofia medievale, le proprie argomentazioni.
Raffaello raffigura san Tommaso all’interno della Disputa del Sacramento (1509) nelle Stanze Vaticane: il santo è inserito nel gruppo della Chiesa militante insieme ai padri della Chiesa latina. Infine, per inserire anche un esempio del secolo scorso, Marcel Gimond realizza una statua nel 1938 (Parigi, Museo dell’Art Moderne) in cui vengono accostati i tre santi omonimi: Tommaso Apostolo, Tommaso d’Aquino e Thomas Becket.
I cicli narrativi di San Tommaso d’Aquino
Alcuni cicli narrativi descrivono la vita del santo, come il retablo con i tre san Tommaso realizzato nel XV secolo per la Chiesa di San Giorgio a Wismaer. Qui la statua di Tommaso d’Aquino occupa la zona centrale e sulle ante si dipanano le storie della sua vita/leggenda: l’entrata nel convento di Montecassino, il suo ritorno al convento dei domenicani di Napoli, lui che scaccia la donna che lo voleva sedurre.
Un altro ciclo di scuola tedesca nella chiesa dei domenicani a Ratisbona (1500 circa) mostra in successione san Tommaso in piedi con Alberto Magno, a tavola con san Luigi, la morte e infine la sua apparizione a un monaco insieme a sant’Agostino. Più tardi nel 1510 il pittore spagnolo Pedro Berruguete realizza il gigantesco retablo per il convento di San Tommaso d’Aquino ad Avila in cui inserisce i momenti salienti della vita del santo.
Scene della vita e apoteosi
Oltre ai cicli narrativi, in particolar modo alcune scene hanno goduto di eccezionale fortuna nella storia dell’arte moderna; fra queste si ricordano le varie rappresentazioni delle tentazioni del santo dipinte, fra gli altri, dallo spagnolo Diego Velasquez (1631 ca.) e dal fiammingo Gaspar de Crayer nel XVII secolo; la scena del santo con gli angeli che allude alla sua castità, ampiamente dipinta dal toscano Stefano di Giovanni detto il Sassetta (XV secolo), e dal caravaggesco francese Nicolas Tournier; san Tommaso alla mensa di san Luigi dipinta da Nicolas-Manuel Deutsch e da Domenico Morone nel corso del XVI secolo.
Infine, oltre alle scene tratte dalla vita e ai ritratti di san Tommaso, i conventi appartenenti all’Ordine domenicano presero l’abitudine di far rappresentare l’apoteosi del santo, talvolta in trono, talvolta in piedi sulle nuvole, all’interno di un’allegoria trionfale che comprende un corteo composto da santi, dottori della Chiesa e filosofi antichi nell’atto di rendere omaggio alla sua ammirevole conoscenza.
Conosciamo in questo caso alcuni esempi quali il dipinto realizzato da Lippo Memmi e Francesco Traini nella prima metà del XIV secolo per la Chiesa domenicana di Santa Caterina a Pisa, l’affresco (1370) di Andrea da Firenze nella Cappella degli Spagnoli in Santa Maria Novella, l’affresco (1489) di Filippino Lippi nella Cappella Carafa in Santa Maria sopra Minerva a Roma, la tavola di Benozzo Gozzoli (1470-1475) per il Duomo di Pisa e infine il quadro di Francisco Zurbaran realizzato per il Collegio di San Tommaso a Siviglia nel 1631.
La breve rassegna di queste opere dimostra come nel corso dei secoli la cultura figurativa religiosa europea ha dedicato grande importanza alla figura del santo Aquinate, fondamentale dal punto di vista degli studi teologici, ideando molteplici modi di rappresentarlo e dunque di onorarlo. Ancora oggi nei musei, nelle chiese e nelle sale dei conventi la raffigurazione di san Tommaso d’Aquino accompagna visitatori e fedeli, continuando a raccontare la storia della sua vita e l’importanza delle sue opere.
FONTE: Radici Cristiane n. 72
