La “Roma pittoresca” di Ettore Roesler Fraanz

La “Roma pittoresca” di Ettore Roesler Fraanz

Vecchio ulivo tiburtino, Sentiero tra gli olivi a Tivoli, Nei pressi del tempio di Vesta a Roma (Ricordi dell’alluvione), Antica porta di Frascati, Roma sparita o Roma pittoresca: sono questi i titoli e i soggetti dei quadri eseguiti all’acquarello da Ettore Roesler Franz (Roma 1845-1907). Le vedute pittoresche della capitale, quegli scorci deliziosi amati da tanti e notati dagli sguardi attenti dell’artista sono ormai parte della nostra cultura e dell’idea che gli stranieri hanno di Roma. L’amore che Roesler Franz ha per la città di Roma e per la vicina Tivoli, dove nel 1900 acquistò una casa, è la componente vivificante dei paesaggi dell’artista, tedesco per le origini della famiglia, romano a tutti gli effetti.

L’amore per l’acquarello

Ettore Roesler Franz nacque a Roma nel 1845 e venne battezzato nella parrocchia di San Lorenzo in Lucina. Con i tre fratelli frequentò le scuole Cristiane a Trinità dei Monti e poco dopo divenne allievo della storica Accademia Romana di San Luca.

Il suo primo acquarello conosciuto porta la data del 1863 e raffigura il Ponte Rotto e l’Isola Tiberina. La passione per i luoghi pittoreschi della tradizione romana, oltre che per le vestigia monumentali del passato caratterizzarono da subito i quadri del giovane, che si distinse in tutte le sue opere per il solo uso della tecnica dell’acquarello. Probabilmente fu influenzato in questa scelta dagli acquarelli di buona fattura dipinti dal giovanissimo cugino Giuseppe, che morì a soli tredici anni (la tomba di questo precoce acquarellista si trova in San Lorenzo in Lucina).

Continuando a interessarsi di pittura, Ettore Roesler Franz nel 1864 trovò impiego presso il Consolato inglese a Roma dove conobbe una figura importante per la sua vita e per la sua attività artistica: Joseph Severn, dal 1861 console inglese a Roma, amico del poeta John Keats, e futuro estimatore di Roesler Franz.

Qualche anno più tardi il giovane lavorò insieme ai fratelli presso una banca, diventando successivamente cassiere dell’Associazione Artistica Internazionale. Il suo esordio in ambito artistico è segnato dalla partecipazione nel 1873 alla mostra degli Amatori e Cultori di Belle Arti presso Piazza del Popolo. Due anni dopo fondò la Società degli Acquarellisti di Roma.

A partire dal 1878, e per venti anni circa, Ettore Roesler Franz andò in giro per le strade di Roma e per la campagna circostante munito di cavalletto, pennelli e macchina fotografica, quasi volendo mescolare la prassi pittorica del “en plein air” con le conquiste tecnologiche dell’epoca moderna.
Egli fu uno dei primi pittori a utilizzare metodicamente la fotografia per poter focalizzare accuratamente ogni particolare dei soggetti da dipingere. Ciò significa che la tecnica fotografica per Roesler Franz è contemporanea e a volte precede l’azione pittorica. L’operazione ha il pregio di visualizzare i dettagli con precisione assoluta e di cogliere attimi di vita vera altrimenti difficilmente afferrabili.

D’altro canto bisogna sottolineare che tale procedura toglie calore e immediatezza pittorica alle raffigurazioni: in altre parole, i quadri dell’artista risultano talvolta poco coinvolgenti, al pari di cartoline per turisti.

Roma scomparsa, Roma pittoresca

All’ingresso dello studio romano di Ettore Roesler Franz campeggiava la scritta “La sincerità fa l’artista grande”. Questa massima accompagnò il pittore tutta la vita, sia nel metodo pittorico da lui applicato, sia nella documentazione serena e corretta della realtà che lo circondava. La sua opera più importante, quella per cui è conosciuto nel mondo, è la cosiddetta “Roma sparita” o, come usava definirla lui stesso, “Roma pittoresca, memorie di un tempo che passa”, una raccolta di centoventi acquarelli, suddivisi in tre serie da quaranta l’una, realizzati tra gli anni 1881 e 1886.

I quadri di Roesler Franz sono in alcuni casi le uniche testimonianze a colori di parti della città che nel giro di pochi anni sarebbero letteralmente scomparse, vittime esemplari degli storici mutamenti in corso: le case che sorgevano sulle sponde del Tevere nella zona di Trastevere, la zona del Ghetto, fulcro allora come oggi della comunità ebraica romana, il porto di Ripetta e quello di Ripa Grande, la zona nota come la Spina di Borgo (il raggruppamento di case che era posto di fronte alla basilica di San Pietro e che è stato sostituito da via della Conciliazione), tutta la zona compresa fra piazza Venezia e il Teatro Marcello, da un lato, e la via Alessandrina dall’altro.

Questi luoghi di Roma sono ormai parte di un passato lontano e spesso dimenticato; l’opera di Roesler Franz costituisce una mappatura e una descrizione dettagliate delle zone scomparse della città. I suoi quadri raffigurano storie semplici, quotidiane, e allo stesso tempo ci restituiscono i luoghi della nostra memoria, della nostra storia.

L’artista ebbe in vita molti riconoscimenti: espose a Roma quasi ogni anno, oltre che nelle maggiori capitali europee dove fu sempre apprezzato e le sue opere comprate dai personaggi più importanti e dalle famiglie più in vista dell’epoca. Nel 1908, un anno dopo la morte di Roesler Franz, la raccolta di acquarelli “Roma scomparsa” viene acquistata dal Comune di Roma: la città raccoglie e conserva la propria memoria.

FONTE: Radici Cristiane n. 39

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