Monreale tra fede, arte e liturgia
Fondato attorno al 1172 dal re normanno di Sicilia Guglielmo II, con la dedica Sancta Maria Nova in Monte Regali, nel 1189 non solo il duomo di Monreale, ma anche i mosaici dovevano essere già compiuti. La grandiosità dell’edificio rese subito chiaro che la struttura era destinata ad assumere un ruolo centrale nella politica amministrativa e delle immagini del Re normanno: essa doveva essere una chiesa abbaziale, ma anche una Cattedrale regia, una sede arcivescovile ed un mausoleo dinastico.
La sua costruzione e decorazione fu un’impresa titanica, realizzata in tempi molto stretti ma sempre con un altissimo grado di qualità, sia nella struttura che, soprattutto, nella tecnica e nel programma iconografico sotteso ai mosaici, davvero sorprendente per organicità, spessore dottrinale e raffinatezza.
Nella sua forma la chiesa combina l’impianto occidentale della Basilica con quello orientale a croce greca e già in questo ardito connubio essa rivela il carattere della politica artistica e culturale normanna, attenta a operare un sincretismo, non sempre agile, tra le diverse realtà religiose, linguistiche, etniche e culturali e, in particolare, tra le due diverse Chiese, quella d’Oriente e quella d’Occidente, ugualmente presenti sul territorio siciliano.
Sono ancora ignote le maestranze, che hanno realizzato l’opera musiva, ma certo fu una bottega ben organizzata, diretta da un unico maestro, che in tempi brevissimi si attenne ai precisi dettami della committenza e gestì artisti sia siciliani che giunti direttamente da Bisanzio. Tale connubio tecnico-culturale tra il mondo locale e quello bizantino ha generato una situazione, per il quale la maggior parte delle soluzioni iconografiche dei singoli episodi rientra nella cultura bizantina, ma l’organizzazione dei temi e delle loro corrispondenze non ha confronti né a Bisanzio, né in Occidente, e non può essere altrimenti definita che “Normanna”.
«Io sono la luce del mondo»
La scelta di ricoprire l’interno della chiesa con mosaici rientra nel revival di questa costosissima ma efficacissima tecnica di espressione, che la Corte normanna sostenne fin dagli esordi del suo dominio nel Meridione italiano, in competizione con la corte bizantina.
Ma il mosaico, nel contesto di un edificio ecclesiastico ha anche un significato profondamente spirituale, perché è il mezzo espressivo che più di ogni altro è in grado di generare luce, annullando visivamente la materialità dell’edificio su cui si trova e trasportando lo spettatore in un mondo senza materia, di puro spirito, dove il peso e la sostanza sono aboliti e il tempo perde la sua immanenza, per divenire eterno.
La luce che scaturisce dai mosaici pare non avere origine naturale e in ciò palesa il suo carattere divino. A Monreale la coincidenza tra la luce dei mosaici e Dio stesso è addirittura esplicitata da quanto scritto nel libro aperto associato all’immagine del Cristo Pantocrator nel catino absidale, vero fulcro visivo e concettuale di tutto l’edificio: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Gv 8,12). Perché è Gesù Onnipotente la sorgente e il termine del percorso che illumina la nostra storia e il duomo di Monreale ne è l’immagine, al contempo metafisica e tangibile.
Il percorso narrativo, che si disloca lungo tutte le pareti del duomo, è infatti una mirabile sintesi della presenza di Dio nella storia del mondo e dell’uomo. La sequenza è cronologica, ma si riscontra anche una serie di corrispondenze visive e dottrinali tra le varie immagini, che si incrociano sia in senso verticale che trasversale lungo l’intero edificio.
Il percorso inizia nella navata centrale, che in 42 episodi racconta la Genesi, dalla Creazione del mondo alla lotta tra Giacobbe e l’Angelo. Si passa poi ai Vangeli, in un ciclo cristologico che si sviluppa in ben 62 episodi: la parte centrale del transetto tratta i Vangeli dell’infanzia; le navate laterali, i miracoli e il ministero di Gesù; il braccio sud del transetto racconta la passione di Gesù, quello nord la Sua morte e resurrezione. Le cappelle laterali all’abside maggiore sono dedicate rispettivamente ai due pilastri della Chiesa di Roma: i santi Pietro e Paolo.
L’intero presbiterio, infine, è incentrato sulla teofania del Salvatore, attorniato dalla Corte celeste degli angeli, dei santi e degli apostoli.
Il colossale Pantocrator domina il catino absidale ed è il vero fulcro visivo e dottrinale dell’intero edificio. Egli sintetizza la natura di Cristo in quanto Signore dell’Universo, Creatore, Figlio di Dio, Maestro, Giudice, Redentore. È Lui l’inizio e il termine di tutta la storia della Salvezza.
Duomo di Monreale: una casa per il Basileus
Voluto dal re Guglielmo II, il duomo di Monreale è davvero una Basilica, la casa di preghiera del basileus per il Basileus, del re per il Re dei Re. L’intero ciclo dei mosaici è orientato a svolgere, quindi, la primaria funzione di aiuto alla liturgia e alla preghiera.
È, infatti, proprio durante la liturgia, che si compie la piena comprensione di quanto lì raffigurato, quando alle parole udite si uniscono le immagini, vera e propria materializzazione tangibile del Mistero, che si compie in ogni momento liturgico, nonché della presenza di Dio nella storia dell’uomo e del mondo.
Con l’intento di rinvigorire il dialogo tra arte e teologia, la rete televisiva TV2000 ha recentemente prodotto un programma incentrato proprio sulla professione di fede, il Credo apostolico, così come reso visibile nei meravigliosi mosaici del duomo di Monreale in Sicilia.
FONTE: Radici Cristiane n. 99