Ateismo e agnosticismo: che differenza c’è?

Ateismo e agnosticismo: che differenza c'è? - Schola Palatina

Nei confronti di Dio sono possibili questi atteggiamenti: il teismo, il deismo, il panteismo, l’ateismo e l’agnosticismo.

Il teismo

Il teismo è la convinzione che Dio esiste, che è personale (cioè distinto dalla natura), che ha creato tutto e che ama ciò che ha creato, per cui desidera rapportarsi alla creazione. Il teismo, insomma, è convinto dell’esistenza di un Dio che ama. Il Cristianesimo è una religione teista. Dice che Dio ha creato, che la realtà creata è effetto dell’azione creatrice di Dio, ma che questa non è Dio. Inoltre il Cristianesimo afferma che Dio, proprio perché ama ciò che ha creato (…e Dio vide ch’era cosa buona…Genesi 1) si rivela per salvare l’uomo. Addirittura questa rivelazione arriva la massimo: all’incarnazione stessa di Dio.

Il deismo

Il deismo afferma che Dio esiste, in quanto deve pur esserci qualcuno che abbia creato la realtà; ma questo Dio viene concepito come “freddo”, come lontano, come disinteressato alla creazione. Il deismo si sviluppò prevalentemente nel XVIII secolo con l’Illuminismo. É facile capire a cosa fosse funzionale. Affermare la lontananza e l’indifferenza di Dio voleva dire non solo negare il valore del Cristianesimo e del suo centrale mistero dell’Incarnazione, ma anche poter finalmente legittimare la costruzione di una società senza Dio, cioè imporre il laicismo politico. Tutte cose a cui il “credo” illuminista teneva.

Il panteismo

Il panteismo afferma l’impersonalità di Dio. Tant’è che nel panteismo più che di “Dio” si dovrebbe parlare di “divino”. Il divino impersonale è un divino da cui, per emanazione e non per creazione, sarebbe scaturita la realtà. Dunque questa (la realtà) non sarebbe ontologicamente, cioè nella sostanza, diversa rispetto al divino stesso. La realtà, con le sue differenze solo formali e non sostanziali, sarebbe uno dei tanti modi di esprimersi del divino.

Panteismo letteralmente vuol dire: tutto è dio, cioè ogni realtà è un modo di esprimersi del divino. Il panteismo caratterizzava l’antico paganesimo e caratterizza ovviamente anche il neopaganesimo. Ma caratterizza anche le cosiddette religioni del contesto indù, Induismo e Buddismo; e anche quelle estremo-orientali, lo Shintoismo in Giappone e il Confucianesimo e il Taoismo in Cina. Il panteismo è poco ragionevole perché per affermarsi deve negare il principio logico di non-contraddizione. Dire che le singole realtà siano vari modi di esprimersi del divino, vuol dire poter identificare il finito con l’infinito, il limitato con l’illimitato. Dio, infatti, se non è infinito e se non è assoluto non può essere Dio; dunque, come fa Dio ad essere tanto assoluto quanto limitato?

L’ateismo

Infine abbiamo l’ateismo, che, come dice la parola stessa, è la negazione dell’esistenza di Dio: theos in greco vuol dire Dio, a ha una funzione privativa, quindi: negazione di Dio. L’ateismo può essere di tre tipi. C’è quello teorico, quello cosiddetto pratico e quello esistenziale.

Il primo, quello teorico, pretende affermare con categoricità e portando argomenti – per l’appunto teorici – che dimostrerebbero la non esistenza di Dio. Impresa, ovviamente, fallimentare, perché la ragione conduce all’esistenza di Dio non alla sua negazione. La ragione ricerca una spiegazione ultima che possa essere causa prima di tutto. Dire che Dio non esiste vuol significare affermare che l’effetto possa esistere senza una causa, il che è un assurdo. La realtà naturale non mostra tale autosufficienza da poter essere causa sui, cioè causa di se stessa.

Il secondo, quello pratico, è un ateismo molto più diffuso, per non dire diffusissimo. Non si lancia ad espressione negatrici dell’esistenza di Dio, bensì spinge a vivere come se Dio non esistesse. “Pratico”, cioè riguardante la prassi, cioè la vita e l’agire.

Il terzo, quello esistenziale, è l’ateismo che pone interrogativi la cui difficile soluzione impedirebbe di credere in Dio. Interrogativi riguardanti soprattutto l’esistenza del dolore degli innocenti. Qui viene da pensare al celebre personaggio Ivan del romanzo “I fratelli Karamazov” di Dostoevskij. Ivan professa il suo ateismo perché non sa risolvere questa questione. Diciamolo francamente questo tipo di ateismo è un ateismo molto più “serio”, anche se anch’esso errato. Un ateismo che può essere risolto solo facendo appello anche alla verità rivelata, infatti a differenza delle altre religioni solo il Cristianesimo, con la centralità del mistero della Croce, riesce pienamente a rispondere al perché possa esiste un Dio-Amore e l’esistenza del male nella vita degli uomini.

L’agnosticismo

E infine l’agnosticismo. La parola vuol dire “non conoscenza”: “gnosis” significa conoscenza e l’ “a” che ha una funzione privativa. Dunque, l’agnostico è colui che riguardo a Dio non si pronuncia né affermativamente né negativamente perché dichiara di non conoscere abbastanza. Va da sé che anche questo è un atteggiamento molto diffuso ai nostri giorni; ma va da sé che anche questo atteggiamento si mostra poco ragionevole. Negare la possibilità di conoscere l’esistenza di una causa prima per spiegare la realtà, vuol dire come negare la possibilità di conoscere la necessità che ci sia stato uno scultore osservando una statua, oppure un pittore osservando un quadro… e di esempi se ne potrebbero fare innumerevoli.

Ateismo e agnosticismo: conclusione

Insomma, alla fine, se non ci si fa irretire da pregiudizi di sorta, la posizione più ragionevole è senza dubbio quella teistica.

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