In Novembre il ricordo dei santi e dei defunti

In Novembre il ricordo dei santi e dei defunti - Schola Palatina

I primi due giorni di novembre sono uno dei più cari momenti di festa della Cristianità, che si rivolge con rinnovata fiducia all’intercessione dei Santi del Paradiso e commemora il dolce ricordo dei cari defunti.

La “conquista del Pantheon”

Il mese di novembre è caratterizzato da due antiche festività che risalgono entrambe all’Alto Medioevo: Ognissanti e la commemorazione dei defunti.

Fin dal IV secolo le diverse Chiese orientali erano solite celebrare una festa dedicata a tutti i martiri collettivamente. L’istituzione in Occidente di tale ricorrenza si fa risalire di solito al pontificato di Bonifacio IV (608-615), il quale ottenne dall’Imperatore Foca, come pegno dei buoni rapporti allora ristabiliti fra il Papato e Costantinopoli, il dono per la comunità cristiana del Pantheon, da lungo tempo abbandonato e chiuso.

Il 13 maggio di un anno che probabilmente va identificato nel 609 il Papa riunì il clero e il popolo romani di fronte al vetusto edificio e fece affiggere una croce ai battenti guarniti di rame, ordinando poi che le porte fossero spalancate: «Nell’alta Rotonda – scrive lo storico tedesco della Roma medievale Ferdinand Gregorovius – si intonarono per la prima volta i canti dei preti cristiani che sfilavano in processione, mentre il papa aspergeva d’acqua santa le spoglie pareti marmoree, prive ormai di ogni traccia di paganesimo», dopo che il pontefice aveva fatto seppellire interi carri di reliquie provenienti dalle catacombe sotto la Confessione della nuova chiesa, «e alle note del Gloria, che la grande volta restituiva in echi sonori, la fantasia dei Romani vide alzarsi in volo schiere di demonî atterriti, che cercavano di uscire nell’aria libera attraverso l’apertura della cupola. E quei diavoli erano tanti, quante erano state le divinità pagane che avevano abitato nel tempio, considerato fin d’allora dai Romani una vera e propria sede infernale».

La madre degli dei Cibele, cui prima era dedicato il tempio, fu dunque scacciata da Maria, Madre di Dio, ed il tempio di “tutti gli dei” divenne un nuovo Pantheon cristiano, consacrato alla Vergine e a “tutti i martiri”, con il titolo di Sancta Maria ad Martyres, simbolo del culto tributato alla fede cristiana nella città che accoglieva tra le sue mura i santi di ogni Paese.

Nell’Antichità, la festa della dedicazione era considerata come quella del titolare e da allora in poi ogni 13 maggio si celebrò a Roma la festa di tutti i martiri.

Alla fine del secolo VIII tale ricorrenza, ora estesa anche a tutti i confessori e definita di omnes sancti, sembra essere stata celebrata in varie parti d’Europa non il 13 maggio, ma nel giorno che in seguito doveva divenire tradizionale. Al sinodo di Riesbach nel 798, infatti, l’arcivescovo di Salisburgo, Arnone (785-821), compilò un elenco delle festività non lavorative, fra cui anche quella d’Ognissanti stabilita per il 1° novembre; pare che tale data fosse stata scelta d’accordo con Alcuino di York (730 ca.-804), il più famoso ed autorevole dei dotti che facevano parte della corte di Carlo Magno.

La festa figura, infatti, in quello stesso giorno, nei sacramentari dell’abbazia di S. Martino di Tours, della quale Alcuino fu abate dal 796 all’804.

L’inganno di Halloween

È stato ipotizzato e spesso ripetuto che l’uso di celebrare la ricorrenza d’Ognissanti il 1° novembre derivi dalla cristianizzazione della festività celtica di Samhain, che segnava la fine dell’anno e ricorreva appunto il 1° novembre e la notte precedente.

Questo spazio di tempo era considerato un periodo pieno di pericoli e di incertezze, durante il quale il confine fra il mondo dei vivi e quello degli spiriti si dissolveva, ed era perciò necessario controllare le divinità d’oltretomba con specifici riti.

Sappiamo, tuttavia, da fonte sicura che nell’VIII secolo gli irlandesi celebravano la festa di tutti i martiri del mondo il 17 aprile ed il 20 quella di tutti i martiri e vergini d’Irlanda, di Britannia e d’Europa. La decisione di celebrare Ognissanti il 1° novembre non può, dunque, derivare, almeno direttamente, da una tradizione pagana celtica che gli stessi irlandesi cristiani, a quanto pare, non avevano accolto; più in generale si può pensare che tale scelta dipenda dal desiderio di porre sotto l’egida dei santi il passaggio da un ciclo agricolo e pastorale all’altro.

Nel Medioevo la ricorrenza venne poi chiamata, in lingua inglese, “All Hallow(s)” e la sua vigilia “All Hallow eve”, da cui la forma contratta “Halloween”, ma soltanto nel XIX secolo, in piena epoca romantica e “gotica”, tale celebrazione assunse i connotati carnevaleschi e pagani che oggi la caratterizzano nei Paesi anglosassoni. È pertanto giusto affermare, come è stato fatto, che una festa cristiana sia divenuta pagana e non il contrario.

La festa d’Ognissanti celebrata il 1° novembre si impose alla Chiesa universale nel IX secolo. Adone (m. nell’875), nel suo martirologio, precisa che la celebrazione era stata prescritta in Francia dall’Imperatore Ludovico il Pio (814-840), su richiesta di Papa Gregorio IV (827-844), sebbene a Roma si continuasse ad osservare anche la festività del 13 maggio, che, secondo Sicardo di Cremona (m. nel 1215), fu soppressa soltanto da Papa Gregorio VII, mentre si mantenne quella del  1° novembre.

Novembre e la commemorazione dei defunti

Alla festività d’Ognissanti è strettamente associata la commemorazione dei defunti, celebrata il 2 novembre, che fu istituita dall’abate Odilone di Cluny nel 998, laddove in precedenza ogni monastero riservava un giorno particolare al ricordo dei confratelli e dei benefattori defunti.

Ciò non appare casuale, in quanto l’abbazia borgognona fondata nel 909 da Guglielmo d’Aquitania era dedita in modo speciale ai suffragi per i defunti, a cui riservava la prima delle due Messe conventuali. Tale commemorazione venne poi sancita in modo ufficiale anche a Roma nel 1311.

I primi indizi di una preghiera cristiana per i morti risalgono al II secolo e secondo S. Agostino (m. nel 430), i trapassati che lo hanno meritato possono beneficiare delle suppliche fatte dai vivi allorché questi pregano, celebrano l’Eucarestia o offrono un’elemosina. Preghiere, messe ed elemosine costituirono nel Medioevo i tre principali tipi di suffragio per le anime dei defunti e come tali vennero riconosciute dalla Chiesa.

L’usanza di intercedere per le anime dei morti si fonda su un passo del secondo libro dei Maccabei (Mac. XII, 39-46) nell’Antico Testamento, su un accenno alla possibilità di un perdono delle colpe nella vita dopo la morte, contenuto nel Vangelo di S. Matteo (XII, 31), e sulla prima lettera ai Corinzi di S. Paolo, dove si allude ad un’espiazione delle colpe nell’oltretomba, «come attraverso il fuoco» (III, 13-15).

In base a questi passi fin dai primi tempi della Chiesa alcuni Padri pensarono che, nel periodo intercorrente fra il giudizio particolare ed il Giudizio finale, i colpevoli di peccati veniali (da venia, perdono) potessero salvarsi mediante una purificazione nell’aldilà e l’aiuto dei suffragi dei vivi.

In occasione della ricorrenza del 2 novembre ogni sacerdote può celebrare tre Messe per le anime dei defunti; tale privilegio, prima accordato alla sola Spagna nel 1748, è stato esteso alla Chiesa universale da Benedetto XV nel 1915.

FONTE: Radici Cristiane n. 9

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