La dottrina cattolica è dimostrabile con prove concrete?

Dottrina cattolica - Schola Palatina

La dottrina cattolica è dimostrabile con prove concrete? C’è una premessa da fare! Una premessa che sembra scontata, ma va fatta. La Verità Cattolica è una verità e pertanto, in quanto verità, va conosciuta. Certamente è una verità che non può essere compresa del tutto. Ma va conosciuta!

Tra conoscenza e comprensione vi è una differenza. La conoscenza non implica necessariamente esaurire il mistero dell’oggetto conosciuto. La comprensione, invece, è dissolvere qualsiasi mistero.

Il Cattolicesimo ha delle verità che possono essere dimostrate dalla ragione umana. Esse sono: l’esistenza di Dio, alcune caratteristiche della natura di Dio (unicità, assoluta perfezione, bontà di Dio e altre ancora…) e infine l’esistenza di un’anima immortale nell’uomo.

Ma il Cattolicesimo ha anche delle verità che si configurano come misteri. Due sono i misteri principali: il primo è la Trinità di Dio, il secondo l’Incarnazione, la Passione, la Morte e la Resurrezione di nostro Signore Gesù Cristo.
Questi misteri, pur essendo oltre la ragione non sono contro la ragione. Se lo fossero, non potrebbero essere accettati.

Facciamo un esempio riguardo la Trinità. Se il mistero affermasse che la Trinità fosse la coesistenza di tre divinità diverse, allora esso sarebbe in evidente contraddizione con ciò che la ragione conosce, ovvero che Dio non può che essere unico; ma il mistero non dice questo, ribadisce invece che Dio è unico, anche se misteriosamente distinto in tre persone. In questo caso abbiamo un’affermazione che è oltre ma non contro la ragione.

Venendo alla questione se la dottrina cattolica sia dimostrabile con prove concrete, va risposto in maniera affermativa, tenendo però presente la distinzione di cui sopra.

Dottrina cattolica, quali sono queste prove concrete?

Quali sono le prove concrete della dottrina cattolica? Le elenco in ordine logico.

  1. Dio esiste. La ragione umana, infatti, può essere certa dell’esistenza di un Creatore, perché tutto ciò che circonda l’uomo – e anche l’uomo stesso – non può essere spiegazioni a se stesso, cioè non può essersi creato da sé. La contingenza della realtà naturale implica la necessaria esistenza di una causa prima.
  2. Dio è amore e non può che essere che amore. Dio, infatti, è assoluto (un Dio che non fosse assoluto, sarebbe un assurdo). Dunque, l’unico motivo per cui Dio ha creato è un motivo di pura gratuità e non certo di bisogno. Se Dio è amore, non può essere anche cattivo, altrimenti si dovrebbe ipotizzare che nell’assoluta perfezione possa esserci una contraddizione, il che sarebbe un assurdo.
  3. Dio, essendo amore, rende credibile la Rivelazione, la quale, essendo la comunicazione di Dio verso l’uomo al fine di poterlo salvare, trova credibilità proprio nell’evidenza logica dell’amore di Dio. Insomma, se Dio è amore e ha creato l’uomo per amore, è molto più credibile che Dio si riveli piuttosto che non si riveli.
  4. Ciò rende credibile anche l’Incarnazione. Dio arriva al massimo di avvicinamento all’uomo, facendosi egli stesso uomo.
  5. La storicità di Cristo è attestata dalla inequivocabile storicità dei Vangeli.
  6. Anche la divinità di Cristo è attestata dalla storicità dei miracoli e della sua resurrezione.
  7. La storicità dei vangeli, a sua volta, attesta che Cristo abbia voluto e fondato la Chiesa per esplicite ed inequivocabili espressioni presenti nei vangeli.

Su quest’ultimo punto è bene soffermarsi, anche se sinteticamente.

Gesù ha voluto una chiesa con un suo magistero e gerarchica. Infatti, Gesù non ebbe solo dodici discepoli (gli apostoli), ma molti di più. Almeno 72 come attesta il Vangelo di san Luca al capitolo 10. Questi 72 discepoli evangelizzavano non a tempo pieno, nel senso che seguivano gli insegnamenti del Maestro, ma senza lasciare completamente i luoghi di provenienza e senza convivere completamente con Gesù. Oltre questi 72, Gesù scelse 12 discepoli (gli apostoli) che invece avrebbero dovuto evangelizzare a tempo pieno abbandonando i luoghi di origine per seguire Gesù giorno e notte. All’interno dei 12 Gesù ne sceglie uno come capo: Pietro. Attenzione: 72-12-1. É questa una chiara gerarchia.

A proposito del fatto che Gesù abbia voluto la Chiesa, ecco due brani chiarificatori.

C’era un padrone di casa il quale piantò una vigna e la cinse di siepe e scavò in essa un frantoio e vi edificò una torre e, affidatala a dei vignaioli, se ne andò in un paese straniero. Quando venne la stagione dei frutti, mandò i propri servi dai vignaioli per ricevere i frutti che gli spettavano. Ma i vignaioli, afferrati i servi, ne percossero uno, ne uccisero un altro, e uno lo lapidarono. Di nuovo mandò agli altri servi in numero maggiore di prima; ma quelli li trattarono allo stesso modo. Finalmente mandò da essi il suo figliolo, dicendo: ‘Avranno rispetto almeno di mio figlio.’ Ma i vignaioli, vedendo il figlio, dissero: ‘Costui è l’erede, suvvia uccidiamolo e prenderemo la sua eredità.’ E, afferratolo, lo gettarono fuori della vigna e lo uccisero’. Ora, quando verrà il padrone della vigna, che farà mai a quei vignaioli? Gli risposero: ‘Farà perire quegli scellerati, ed affiderà la vigna ad altri vignaioli, che a suo tempo gli renderanno i frutti.’ Disse loro Gesù: ‘Non avete letto nelle Scritture? La pietra che i costruttori rigettarono, diverrà testata d’angolo. (…). Perciò vi dico che sarà tolto a voi il regno di Dio e sarà dato ad una nazione che ne produrrà i frutti. E chi cadrà su quella pietra, sarà sfracellato; e stritolerà colui su cui essa cadrà.’ Udendo questo, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro; e cercarono di impadronirsi di lui, ma ebbero paura del popolo, perché lo considerava un profeta.” (Matteo 21, 33-46)

Questo brano fa chiaramente capire che il padrone della vigna è Dio, il quale elegge un popolo (gli Ebrei) a cui affida i frutti del suo possedimento. Questo popolo, però, è irriconoscente e arriva finanche ad uccidere gli inviati del padrone (i profeti). Dio decide allora di mandare suo figlio, ma questi arriveranno a uccidere finanche il figlio del padrone, ovvero il Figlio di Dio. Ed è così che Dio decide di togliere la vigna agli ebrei per darla ad un popolo nuovo che la farà davvero fruttificare.

Passiamo adesso al secondo brano: ciò che Gesù disse a Pietro presso la città di Cesarea di Filippo.
Dopo che l’Apostolo confessò chi fosse veramente Gesù, il Maestro gli affidò il comando della “nuova vigna”, cioè della Chiesa cattolica. Leggiamo: “Beato te, o Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. Ed io ti dico che tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e quanto tu legherai sopra la terra, sarà legato nei cieli, e quanto tu scioglierai sopra la terra sarà sciolto nei cieli.” (Matteo 16, 13-19)

Gesù parla esplicitamente di edificazione della Chiesa: “… su questa pietra edificherò la mia Chiesa…” Gesù dice chiaramente che questa chiesa sarebbe stata la sua chiesa: “… edificherò la mia Chiesa …”.

Una volta queste cose si sapevano, si dicevano e s’insegnavano. Oggi, purtroppo, con l’oblio dell’apologetica e soprattutto con l’attacco che le è stato rivolto, si pretende di fare catechesi senza dire più queste cose. Rendendo tutto evanescente e sentimentale, con le conseguenze nefaste che sono sotto gli occhi di tutti.

Quale fede può essere possibile se non rendiamo – come dice san Pietro – ragione alla Speranza che è in noi?

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