La Sacra Famiglia con san Giovannino

La Sacra Famiglia con san Giovannino - Schola Palatina

La tela della cappella Colleoni “La Sacra Famiglia con san Giovannino” fu commissionata dal card. Carrara nel 1789 come pala d’altare per il presbiterio della cappella annessa al duomo di Bergamo, ove ancora oggi si trova. Il soggetto è tra i più classici della pittura di questo genere, ma la Kauffmann è riuscita comunque a creare un’immagine innovativa sia dal punto di vista iconografico che stilistico, mantenendosi ferma sul più classico dei modelli rinascimentali, Raffaello.

Sono poche le pittrici nella storia dell’arte, ma quelle poche sono di sostanza e di grande talento. È il caso di Angelica Kauffmann. Valente artista nata nel 1741 in Svizzera, fu instradata all’arte pittorica dal padre, ugualmente del mestiere, e allo studio della musica, del canto e della letteratura dalla madre.

Passò la sua infanzia in Austria, per trasferirsi presto in Italia, poi in Inghilterra, infine a Roma, affermandosi presto nell’ambito del ritratto. Il suo talento nell’effigiare sovrani, aristocratici, nobili viaggiatori, intellettuali e financo attori shakesperiani, cogliendone la personalità in maniera profonda ma al contempo leggera, la rese richiestissima in tutta Europa.

La lodarono Winckelmann, Goethe e Antonio Canova e la sua cultura, insieme alle sue doti canore, le permisero di sentirsi a proprio agio nei migliori salotti e circoli culturali, al punto che fu una delle due uniche donne, fra altri 32 uomini, a risultare nell’atto di fondazione della prestigiosa Royal Academy of Arts di Londra del 1768.

Ma nella sua produzione non volle limitarsi al ritratto, perché si cimentò anche con la pittura di storia, mitologica o relativa al mondo antico, secondo il gusto tipicamente neoclassico.

Le opere a soggetto sacro

Bisogna però aspettare l’ultima fase della sua vita per le opere a soggetto sacro. La tela della cappella Colleoni “La Sacra Famiglia con san Giovannino” a Bergamo è una di queste.

Le fu commissionata dal cardinale Carrara nel 1789 come pala d’altare per il presbiterio della cappella annessa al duomo di Bergamo, ove ancora oggi si trova. Il soggetto è tra i più classici della pittura di questo genere, espresso da grandi artisti soprattutto del Rinascimento.

Ma la Kauffmann è riuscita comunque a creare un’immagine innovativa sia dal punto di vista iconografico che stilistico, mantenendosi ferma sul più classico dei modelli rinascimentali, Raffaello.

Il gruppo centrale della Madonna, Gesù e san Giovannino, infatti, si rifà allo schema raffaellesco della Madonna del Belvedere, conservata al Kunsthistorisches Museum di Vienna. Ma la netta linea di contorno, che caratterizza il gruppo rinascimentale e che tiene saldi tra loro i tre personaggi, nella Kauffmann si sfuma in un passaggio vaporoso tra l’uno e l’altro protagonista, collegando il gruppo in primo piano con gli altri componenti della tela presenti in posizione più arretrata. Sul retro, infatti, spicca la presenza di san Giuseppe.

L’atto da lui compiuto, quello di cogliere un frutto da una pianta, indica che la pittrice ha coniugato la scena dell’incontro tra Gesù e Giovanni con il riposo dalla fuga in Egitto. Nel vangelo apocrifo dello pseudo Matteo si narra che la Sacra Famiglia avrebbe trovato ristoro all’ombra di una palma. Questa avrebbe offerto i suoi frutti, piegando essa stessa la sua chioma fino a terra.

Ma in questo caso il richiamo all’episodio si arricchisce di ulteriori significati: l’albero non è una palma e il frutto è invece una mela. Il gesto di san Giuseppe sembra piuttosto quello di Adamo ed Eva nell’atto di cogliere il frutto proibito e la sua posizione in ombra, in contrasto con la forte luminosità che caratterizza il gruppo principale, è difficilmente spiegabile come un solo fatto compositivo.

La vera interpretazione di “La Sacra Famiglia con san Giovannino”

La destinazione ecclesiastica della tela e la sua prestigiosa committenza rendono decisamente inconsistente l’ipotesi, avanzata da una parte della critica, che la figura in ombra di san Giuseppe sia una sorta di vendetta messa in atto dalla pittrice contro un torto subìto da un uomo nella sua vita privata (!).

La questione, infatti, si dirime semplicemente ponendo la tela nella sua effettiva collocazione e funzione – oltre al fatto che con i Santi non si scherza –, ciò che non avrebbe certo mai permesso irruzioni così private in un contesto sacro pubblico. Giuseppe, che coglie la mela, potrebbe invece alludere al peccato originale che affligge l’umanità e che verrà redento dal Salvatore posto in primo piano. Tale interpretazione è anche sostenuta da una consolidata tradizione iconografica, che spesso associa riferimenti del genere a Gesù infante.

Peculiare del linguaggio della Kauffmann è la sua interpretazione introspettiva della scena e la sua tendenza a collocare i temi sacri nel contesto della vita quotidiana, rendendo naturali persino i simboli e le gerarchie tra i vari personaggi.

L’intimità e la leggerezza di gioco instaurata tra il bimbo Gesù e il piccolo Giovanni trasforma in un atto spontaneo la profonda devozione del Battista verso colui sul cui capo verserà l’acqua del battesimo di lì a qualche anno, con quella stessa ciotola che ora offre all’agnellino.

La tenerezza dell’animale, di cui entrambi si prendono cura, immerge in una scena di vita campestre un agnello, che è pur attributo principale del Battista e che pur allude al sacrificio del Cristo.

Le tonalità calde della tavolozza, con i marroni dorati e i rosa intensi che bilanciano il sereno cielo azzurrino e il blu intenso della veste della Vergine, così come il contro-bilanciamento delle parti in luce rispetto a quelle in ombra, conferiscono all’intera composizione un morbido equilibrio e quella serenità visiva e spirituale, che hanno giustamente causato la fama di quest’opera e dell’artista.

FONTE: Radici Cristiane n. 150
FONTE IMMAGINECappella Colleoni

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