Possiamo essere certi della resurrezione di Gesù?

Possiamo essere certi della resurrezione di Gesù? - Schola Palatina

La Resurrezione di Gesù è un mistero centrale; senza di essa il Cristianesimo non avrebbe senso. San Paolo lo dice chiaramente: “(…) se Cristo non è resuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la nostra fede.” (1 Corinti 15,14). Infatti, se il Cristianesimo si arrestasse alla Croce, si ridurrebbe – di fatto – ad una sorta di dottrina filosofica.

É opportuno indagare sulla credibilità della Resurrezione di Gesù?

Il Cristianesimo è costituito da verità “naturali” e da verità “rivelate”.
Le prime (esistenza di Dio, conoscibilità delle Sue caratteristiche, ecc…) sono dimostrabili razionalmente. Le seconde (Trinità, Incarnazione, Resurrezione, ecc…) sono, invece indimostrabili e hanno bisogno di un assenso di fede; ma la fede che la Verità Cattolica esige non è una fede cieca, acritica. La Fede cattolica è assenso dell’intelletto alle verità rivelate. Per questo, le verità “rivelate”, pur non essendo oggetto di dimostrazione razionale, sono comunque oggetto di “credibilità”.

In merito alla credibilità della Resurrezione ci sono motivi generali e motivi specifici.

I motivi generali di credibilità sono tre:

  1. conversioni al Cristianesimo, malgrado le persecuzioni;
  2. i testimoni della Resurrezione accettano il martirio;
  3. la storicità della tomba vuota.

I motivi specifici di credibilità sono invece relativi alle tre più famose ipotesi critiche sulla Resurrezione:

  1. ipotesi sincretista;
  2. ipotesi del trafugamento del corpo;
  3. ipotesi dell’allucinazione.

1° motivo generale di credibilità: conversioni al Cristianesimo, malgrado le persecuzioni

Teniamo presente la situazione religiosa della Palestina del tempo: coloro che decidevano di divenire cristiani, sapevano di rischiare la vita. Le persecuzioni contro i cristiani non iniziarono solo a Roma intorno al 60 (sotto l’impero di Nerone), ma già in Palestina immediatamente dopo la Pentecoste, e ad organizzarle saranno gli stessi che avevano messo a morte a Gesù.

Immedesimiamoci negli uomini del tempo: avremmo richiesto, sapendo che accettare il Cristianesimo significava con molta probabilità morire, prove della veridicità della dottrina propostaci? Come ci narrano gli Atti degli Apostoli, ciò che spinse molti ad accettare il Cristianesimo furono i miracoli che gli Apostoli iniziarono a compiere in gran quantità proprio per dimostrare l’autenticità di ciò che predicavano.

2° motivo generale di credibilità: gli stessi testimoni della Resurrezione accettano il martirio

Gli Apostoli non possono non predicare Cristo risorto. Quando Pietro e Giovanni vengono condotti dinanzi al Sinedrio, all’ordine di non dover predicare rispondono così: “Non possiamo non parlare di queste cose che abbiamo visto e udito.” (Atti 4,19). E per queste cose che hanno “visto e udito” gli Apostoli accetteranno anche il martirio.

Qualcuno, però, potrebbe obiettare: ma la storia conosce tanti uomini che hanno saputo sacrificare la loro vita per un ideale, anche per un ideale errato (si pensi ai terroristi). Dunque, non basta il martirio, l’accettazione del sacrificio, per dimostrare vero il motivo per cui si decide di morire. É vero!

Ma il caso degli Apostoli è completamente diverso. Essi non accettano la morte per una semplice dottrina o per un semplice ideale; accettano il martirio per un fatto che hanno “visto e udito”, perché hanno incontrato il Signore che ha vinto la morte. Il terrorista accetta la morte per la difesa di un’idea, credendo fermamente in questa idea, non sospettando minimamente della sua possibile falsità. Gli Apostoli, invece, se avessero “inventato” la Resurrezione di Gesù, sarebbero stati senz’altro consapevoli di dover morire per una menzogna, per una banale invenzione. É umanamente credibile che tanti uomini accettino la morte per una cosa che essi sanno essere non vera?

Inoltre, gli Apostoli hanno dimostrato chiaramente di non avere coraggio di sacrificarsi per un ideale: con la cattura di Gesù, ebbero timore e codardamente scapparono.

3° motivo generale di credibilità: è sicuramente storico il ritrovamento della tomba vuota

Stando ai Vangeli, i primi testimoni del ritrovamento della tomba vuota furono delle donne. In quel tempo la donna non era ritenuta un testimone giuridicamente attendibile. Pertanto, se gli evangelisti avessero voluto scrivere una falsità, allora, bugia per bugia, tanto valeva dire che erano stati degli uomini a trovare per primi la tomba vuota. Il fatto che gli evangelisti dicano che sono state delle donne, dimostra il loro intento di essere sinceri, di voler rimanere fedeli alla realtà dei fatti.

1° motivo specifico di credibilità: falsità dell’ipotesi sincretista

L’ipotesi afferma che la Resurrezione di Gesù deriverebbe dall’influsso di miti ellenistici, che narravano di alcuni déi morti e poi risorti, miti presenti in alcune religioni misteriosofiche molto diffuse in quel tempo in Oriente. Grazie a questo influsso, i primi fedeli in Cristo avrebbero mitizzato la morte di colui che veneravano, fantasticandone una resurrezione.

Come rispondere a questa ipotesi? Prima di tutto va detto che l’idea di un dio morto e resuscitato non esiste in nessuna mitologia. Inoltre dei semplici pescatori non potevano essere a conoscenza di questi miti. Gli Apostoli non solo erano semplici e ignoranti pescatori, ma, da Giudei, avevano in orrore tutto ciò che sapeva di paganesimo.

Si potrebbe obiettare: gli Apostoli successivamente vennero a contatto con il mondo ellenistico. Ma anche questa obiezione non regge, perché se è vero che per esigenze di predicazione gli Apostoli vennero a contatto con la cultura ellenistica, è pur vero che quando essi conobbero tale cultura già predicavano la Resurrezione.

2° motivo specifico di credibilità: falsità dell’ipotesi del trafugamento del corpo

L’ipotesi afferma che gli Apostoli, delusi dalla fine di Gesù e per rifarsi dinanzi alla gente, decisero di trafugare il corpo del Maestro, lo nascosero e diffusero la voce di una sua resurrezione. Questa ipotesi non regge. Non regge per il motivo già citato, ovvero che non è credibile che gli apostoli si faranno ammazzare per qualcosa che loro sapevano bene essere un falso.

3° motivo specifico di credibilità: falsità dell’ipotesi dell’allucinazione

Secondo questa ipotesi, i testimoni della Resurrezione di Gesù sarebbero stati vittima di un’allucinazione, cioè avrebbero creduto di vedere Cristo risorto, ma in realtà non hanno visto nulla.

Attenzione, c’è da fare una premessa importante: se i testimoni sono in buona fede, vuol dire che anche i vangeli sono sinceri.

Ebbene, i Vangeli parlano chiaro: Gesù risorto consuma il cibo e si fa toccare. Un’allucinazione -ovviamente – non può consumare il cibo né farsi toccare.

E poi, se davvero gli apostoli fossero stati vittime di un’allucinazione, perché il Sinedrio, che non voleva affatto che si diffondesse l’annuncio della resurrezione, non ha preso il corpo di Gesù e non lo abbia mostrato al popolo per smentire gli apostoli? Non lo ha potuto fare perché il corpo non c’era!

Resurrezione di Gesù: conclusione

Dunque, chiediamoci: occorre più fede nel credere che Cristo sia davvero risorto o nel credere che nulla sia avvenuto? Paradossalmente occorre più fede per credere che Cristo non sia risorto. Perché se davvero Cristo non fosse risorto, si sarebbero dovute verificare coincidenze impossibili.

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