Europa 1914. Da “cittadella orgogliosa” a devastata

Europa 1914. Da “cittadella orgogliosa” a devastata - Schola Palatina

Nel 1914 l’Europa era la “cittadella orgogliosa”, all’apogeo del potere mondiale: controllava il 60% dei territori, il 65% degli abitanti, il 57% della produzione di acciaio, il 57% del commercio. Era consapevole e orgogliosa della sua missione civilizzatrice, della quale era parte rilevante l’opera delle missioni cattoliche, sostenute anche da governi laicisti come quello francese, sia pure per meri fini di prestigio e influenza politica. Tutto ciò fu distrutto con il “suicidio dell’Europa”, come giustamente è stata definita la Grande Guerra.

Europa 1914: la “scintilla”, l’assassinio dell’Arciduca

Causa scatenante della crisi fu l’assassinio a Sarajevo il 28 giugno 1914 da parte del rivoluzionario bosniaco Gavrilo Princip, la cui mano fu armata da circoli dirigenti serbi, dell’Arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo, erede al trono Austro-ungarico, fervente cattolico e anti-massone, fautore di un progetto di riorganizzazione dell’Impero, che avrebbe consolidato la fedeltà al Trono degli slavi, tarpando le ali alla Serbia.

Il 23 luglio Vienna inviò un ultimatum a Belgrado, chiedendo una severa inchiesta e la punizione dei colpevoli. Ciò mise in moto un meccanismo diplomatico e militare, che in poco più di dieci giorni precipitò nella guerra gran parte dell’Europa. Ciascun Paese ritenne fosse in gioco un proprio vitale interesse nazionale:

  1. l’Austria-Ungheria non poteva perdere l’occasione di regolare i conti con la Serbia, che si poneva come punto di riferimento per gli slavi del sud all’interno dell’Impero;
  2. protettrice della Serbia, non poteva lasciare campo libero nei Balcani alla sua rivale Austria-Ungheria;
  3. non poteva abbandonare la sua alleata Russia, perdendo così l’occasione di riconquistare l’Alsazia-Lorena;
  4. doveva appoggiare la sua unica alleata sicura, l’Austria-Ungheria, sperando anche che dichiarare il suo appoggio potesse servire a localizzare il conflitto;
  5. intervenne perché riteneva che la potenza dell’Impero Tedesco stesse alterando l’equilibrio europeo, al quale era da almeno due secoli attenta; l’intervento britannico fu facilitato dalla violazione tedesca della neutralità del Belgio, necessaria per attuare il “piano Schlieffen”. Rimase inizialmente fuori dal conflitto l’Italia, pur alleata di Vienna e Berlino; rovesciando tale posizione, entrerà in guerra nel 1914 al fianco di Francia, Gran Bretagna e Russia, le Potenze della Triplice Intesa. I vari Paesi si aspettavano una guerra breve, che non provocasse sconvolgimenti politici e sociali, come era stato per le guerre post-napoleoniche; inoltre essendo venuto meno da secoli il riconoscimento del supremo Magistero pontificio, non ci si poneva più la questione della liceità di una guerra.

L’azione determinante della massoneria

È evidente che la Prima guerra mondiale scoppiò per ragioni classiche di politica di potenza. Tuttavia era in agguato la direttiva ideologica cara alla Massoneria internazionale: il risultato del conflitto doveva innanzi tutto essere la “repubblicanizzazione” dell’Europa e soprattutto l’abbattimento dell’unica Grande potenza cattolica, l’Impero asburgico. Come scrive lo storico ungherese François Fejtő, «l’Austria-Ungheria, incarnava insieme monarchia e cattolicesimo […] il grande disegno […] era di estirpare dall’Europa le ultime vestigia del clericalismo e del monarchismo».

«La monarchia, la nostra monarchia, è fondata sulla religiosità […] Il nostro Imperatore è un fratello temporale del Papa, è Sua Imperiale e Regia Maestà Apostolica, nessun altro è apostolico come lui, nessun’altra Maestà in Europa dipende a tal punto dalla grazia di Dio e dalla fede dei popoli nella grazia di Dio».

Così il polacco Conte Chojnicki parla al Barone von Trotta nel famoso romanzo La Marcia di Radetzky di Joseph Roth. Il Congresso Internazionale Massonico dei Paesi Alleati e Neutrali, riunito a Parigi il 28, 29 e 30 giugno 1917, inserì tra le sue risoluzioni le rivendicazioni italiane, cecoslovacche e jugoslave, che, avendo come fine la distruzione della Monarchia, furono inviate ai Governi alleati e neutrali. André Lebey, relatore del Congresso, condannò l’Austria-Ungheria, colpevole, a suo dire, di tenere legate a sé, con la forza, diverse nazioni.

L’errore di Lenin in Russia, il ruolo del beato Carlo I

Di lì a poco, la Germania prese la decisione cinica e di corte vedute di inviare Lenin in Russia, allo scopo di farla uscire dalla guerra, che il governo borghese nato dalla rivoluzione di febbraio intendeva invece continuare.

La Russia si ritirò dal conflitto, ma furono poste le basi per la creazione del primo Stato comunista.

Nello stesso anno entrarono in guerra dalla parte dell’Intesa gli Stati Uniti, portatori di un programma di sovvertimento del tradizionale ordine internazionale e di ostilità alle monarchie.

Sempre nel 1917, vero anno chiave della guerra, l’Intesa pose o completò le basi del tuttora insolubile problema del Medio Oriente, dividendosi in zone d’influenza tale area, ma allo stesso tempo da un lato fomentando la rivolta araba dall’altro promettendo agli Ebrei un “focolare nazionale”.

Ancora in quell’anno, in marzo, il beato Imperatore Carlo I cercò di raggiungere una pace di compromesso attraverso la missione affidata al cognato, il Principe di Borbone-Parma. Il suo tentativo fu fatto fallire grazie anche all’influenza della Massoneria.

Il 1° agosto fu il Papa Benedetto XV a rivolgere alle nazioni belligeranti l’esortazione a cessare «la lotta tremenda […] la quale, ogni giorno più, apparisce inutile strage». Il suo appello cadde nel vuoto, anche perché l’Italia aveva ottenuto dai suoi alleati che la Santa Sede fosse esclusa da qualunque voce in capitolo riguardo a negoziati di pace.

Come altri grandi avvenimenti della storia, si pensi alla Rivoluzione Francese, la Grande Guerra iniziò senza un esplicito programma rivoluzionario, che però si impose in corso d’opera. Il risultato fu una trasformazione radicale dell’assetto geopolitico dell’Europa: la scomparsa di tre Imperi (Austro-Ungarico, Russo e Tedesco), sulle cui ceneri si sarebbero installati i totalitarismi comunista e nazista, ponendo le premesse della Seconda Guerra Mondiale.

FONTE: Radici Cristiane n. 92

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