Cosa dice il Cristianesimo sulle donne?

Donne e Cristianesimo - Schola Palatina

Il Cristianesimo a proposito delle donne prende le mosse dall’Antico Testamento, nel quale troviamo la donna fin da subito presente nella genesi dell’umanità, dove si dice:

«Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra» (Gn 2,27-28). Inoltre:

«Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse: “Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà donna perché dall’uomo è stata tolta”» (Gn 2,21-23).

Eva cadde di fronte all’invito del serpente di diventare come Dio. Lei, a sua volta, tentò Adamo, il quale mangiò anche lui dei frutti dell’albero della conoscenza del bene e del male. Ecco che il peccato originale determinò un castigo perenne voluto da Dio, rimbalzato su tutte le donne e su tutti gli uomini di tutta la storia: 

«Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà» (Gn3,16). 

Mentre ad Adamo:

«Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare, maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba campestre. Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!» (Gn 3,17-19).

Tuttavia, prima di elencare i castighi, rispettivamente per la donna e per l’uomo, in conseguenza delle scelte fatte da Adamo ed Eva, il Signore si rivolse a Satana, rappresentato dal serpente, maledicendolo e preannunciandogli la sua sconfitta definitiva attraverso la Beata fra tutte le donne, che sarà elevata alla dignità di Madre di Dio, la creatura umana Immacolata, perché preservata dal peccato originale e dunque più eccelsa:

«Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno» (Gn. 3,14-15).

Donne e Cristianesimo, un modello di riferimento mirabile

Con l’avvento del Verbo Incarnato nel seno di Maria Vergine, la donna ha assunto un modello di riferimento mirabile: il valore e la potenza della Madonna sta nella sapienza e nella finissima spiritualità aderente alla Santissima Trinità. Tali caratteristiche sono divenute l’ideale femminile del Cristianesimo, religione che non ha mai posto, fin dalle sue origini nell’Antico Testamento, una dinamica competitiva, un antagonismo fra maschi e femmine, bensì un concorrere al bene e alla santificazione reciproco fra le due diverse nature; ma proprio per questo assolutamente complementari fra di loro. Esse si inseriscono a pieno titolo nell’armonia della creazione, dove si hanno individui maschi e individui femmine anche fra gli animali e ognuno di essi realizza appieno il proprio stato, privo dell’anima razione, donata invece dall’Onnipotente all’umanità.

L’Occidente cristiano ha così potuto godere di una cultura fondata sul concetto stabile e certo della sessualità, la quale si realizza attraverso due vocazioni: quella familiare (paternità e maternità) e quella religiosa (paternità e maternità spirituali). E paternità e maternità fanno parte integrante dell’essere persona. 

La vulgata, sorta negli ambienti gnostici e poi traslata nel pensiero illuminista, comunista, liberale, sessantottino, gender e del transumanesimo, che vuole ad ogni costo il raggiungimento egualitario e contro-natura delle donne nei confronti degli uomini, ha stravolto la concezione equilibrata, armonica, costruttiva e benefica dell’essere uomo e dell’essere donna, ognuno con un ruolo specifico e determinato, atto a compiere la volontà di Dio e, quindi, a realizzare al meglio la propria esistenza.

Con queste dinamiche rivoluzionarie, che si esternano attraverso la filosofia, la politica e cultura in genere (dalla letteratura all’arte alla propaganda e pubblicità), l’uomo si è piano piano svirilizzato, ha perso il suo ruolo di pater familias, che offriva sicurezze e regole, mentre la donna ha smarrito i suoi connotati tradizionali di sposa e di madre.

La disgregazione familiare (la famiglia è la prima cellula di una società), con tutti i negativi effetti che ne conseguono, con ricadute drammatiche sulla comunità intera, è il risultato di quel pensiero di rivendicazione dei propri “diritti”, divenuti dogma assoluti e intoccabili con la Rivoluzione francese. In loro nome i giacobini dispensarono efferati delitti, compirono il primo genocidio dell’età moderna nella regione vandeana e perseguitarono la Chiesa con i suoi pastori (la massoneria attinse sostanziale linfa da quei rivendicati “diritti”), ponendo le basi per la realizzazione dei sistemi totalitari del Novecento e della dittatoriale democrazia contemporanea.

Via via sono seguite le legiferazioni governative occidentali che hanno favorito sempre più la scristianizzazione con il divorzio, l’aborto, le unioni omosessuali, l’eutanasia… tutte forme distruttive e mortifere, spiritualmente, moralmente e fisicamente e che si pongono in abissale contrasto rispetto alla civiltà costruttiva e fertile della Cristianità.

Certamente, alla base della secolarizzazione, della perdita dei valori e della saggezza degli educatori e delle educatrici, sta proprio l’eguagliare la donna all’uomo, concetto realisticamente improponibile visto che, come si è detto, le due nature sono sessualmente differenziate, a livello sia spirituale che biologico. Tentare di realizzare ciò conduce inevitabilmente ad uno scardinamento psicofisico delle persone e all’implosione delle piccole e grandi comunità con un aumento considerevole dell’ira, dell’aggressività, della frustrazione e della violenza.

Modestia, intelligenza del cuore, pudicizia, rispetto, gentilezza, comprensione, protezione, accoglienza, generosità, capacità di sacrificio e di servizio sono alcune delle caratteristiche specifiche della donna, che è ontologicamente votata alla maternità e quindi a tale sensibilità.

Ella, a differenza dell’uomo, che ha in sé suddivisi razionalità e istinto, è unità di intelligenza e di pulsioni interne, ecco perché sono statisticamente più numerose le mistiche rispetto ai mistici. Tutte doti, queste, che si sposano perfettamente con il modello cristiano.

Per questa ragione si è formata una Civiltà occidentale tanto prolifica di ingegno e di progresso perché le donne insieme agli uomini, responsabili dei loro ruoli, privati e pubblici – l’età d’oro di tale consapevolezza applicata al meglio perché votata alla maggior Gloria di Dio e alla tensione verso le realtà soprannaturali, finanche alla santità, fu il Medioevo – sapevano come gestire i rapporti fra coniugi e fra le diverse generazioni, ognuno con i propri limiti e sbagli più o meno gravi, ma era ben chiaro dove stava il bene e dove il male (senza confusioni fra di essi), che cos’era il peccato e dove esso portava.

Il ruolo delle mogli e delle madri era dirimente e incisivo: vere e proprie colonne della stabilità familiare, nonché prime catechiste dei propri figli e molte volte leve fondamentali di conversione dei propri consorti.

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