Don Paolo Albera

Don Paolo Albera - Schola Palatina

Quest’anno ricorrono cent’anni dalla morte di don Paolo Albera, secondo successore di san Giovanni Bosco alla guida della Congregazione salesiana. Ordinato sacerdote nel 1868, l’anno successivo prese i voti perpetui direttamente dal fondatore. Ascese rapidamente, di incarico in incarico, ai vertici della sua famiglia religiosa, sino a diventarne Rettore. Ricevuto in udienza dal pontefice, san Pio X vaticinò: «Vigilate, poiché altri colpi vi preparano i vostri nemici».

Don Paolo Albera, del quale quest’anno ricorrono cent’anni dalla morte, è stato il secondo successore di san Giovanni Bosco alla guida della congregazione salesiana. Figura poco nota, a differenza del primo e del terzo successore di don Bosco, rispettivamente il beato Michele Rua (1837-1910) e il beato Filippo Rinaldi (1856-1931), don Albera era nato nelle campagne di None, in provincia di Torino il 6 giugno 1845 da una famiglia profondamente cattolica. Ultimo di sette figli, si fece salesiano, mentre il fratello Lodovico divenne membro dei Minori francescani, Luigi dei Preti della Missione e la sorella Francesca delle Figlie della Carità.

Don Paolo Albera, da sacerdote a visitatore

Il suo parroco, don Matteo Abrate, lo presentò a san Giovanni Bosco il primo maggio 1860.

Tre anni dopo venne mandato al Collegio di Mirabello e nel dicembre 1865, dopo aver sostenuto l’esame magistrale ad Alessandria, ottenne il diploma all’Università di Torino come insegnante per il Ginnasio inferiore.

Ordinato sacerdote nel 1868, il 19 settembre dell’anno successivo prese i voti perpetui a Trofarello direttamente dal fondatore della congregazione salesiana.

Assunse la carica di prefetto esterno dell’Oratorio fino al 26 ottobre 1871, quando fu inviato a dirigere l’Ospizio di Marassi a Genova e l’anno dopo venne trasferito a Sampierdarena: proprio da qui partiranno in seguito i primi missionari Salesiani.

Don Albera nel 1877 iniziò a stampare il Bollettino Salesiano.

Nel 1881 fu nominato ispettore delle tre case salesiane di Francia e si trasferì a Marsiglia, dove rimase dieci anni aprendo altre dieci comunità. Definito il “piccolo don Bosco”, il 29 agosto 1881 fu eletto dal Capitolo Generale direttore spirituale della Società Salesiana e, tornato a Torino, si mise a disposizione del beato don Rua, che gli diede la mansione di visitatore delle case all’estero. Francia, Algeria, Terrasanta, Spagna, Belgio e, nel 1900, nel venticinquesimo dalla partenza dei primi missionari, si prodigò per sostenere l’intera missione dell’America del Sud.

Nel 1903 visitò il Messico e gli Stati Uniti, mentre l’anno seguente Francia, Austria, Polonia, Spagna, Tunisia. È di quegli anni un avvenimento straordinario: a Marsiglia, attraverso l’intercessione di Maria Ausiliatrice, ottenne il miracolo della guarigione di una suora, profetizzandone l’avvenire. Il 16 agosto 1910, secondo una profezia di san Giovanni Bosco, conosciuta dal beato Filippo Rinaldi, venne eletto Rettore maggiore dei Salesiani, mansione che ricoprì fino alla morte.

L’udienza con san Pio X

Lascia scritto egli stesso, facendo riferimento all’udienza concessagli da san Pio X in qualità di neo-Rettore: «La sera del primo settembre partiva per Roma. I miei primi passi dovevano essere diretti a prostrarmi ai piedi di Pio X, chiedergli la benedizione e porre me stesso, la nostra Pia Società e tutte le opere nostre nelle auguste sue mani. Appena arrivato, trovava alla Procura l´avviso che il giorno seguente, 3 settembre, il Santo Padre mi avrebbe dato udienza per il primo nelle ore antimeridiane. L´accoglienza fu quella del più tenero dei padri. Mi chiamò per nome e si degnò di rallegrarsi di vedere il Successore di D. Rua, che egli disse di considerare come un santo. Mostrò stargli molto a cuore la formazione dei novizi, su cui riposa l´avvenire della Congregazione, e si compiacque molto della promessa che noi a ciò avremmo vegliato con zelo ardente, attenendoci scrupolosamente al decreto Regulari Discipline emanato dalla santa memoria di Pio IX.

Il Vicario di Gesù Cristo si fece vedere ben informato di quanto riguarda l´umile nostra Società, poiché mi felicitò delle vittorie già ottenute dai tribunali contro i nostri calunniatori. Egli però aggiunse una terribile parola: VIGILATE, disse, POICHÉ ALTRI COLPI VI PREPARANO I VOSTRI NEMICI. Animato da tanta benignità, mi feci ardito di chiedergli qualche norma pratica pel governo della nostra Pia Società e il Papa, con un dolcissimo sorriso sulle labbra, rispose: e voi me lo chiedete? Voi non avete a far altro che seguire le tracce di D. Rua. Egli era un santo. In ogni cosa fate come avrebbe fatto egli stesso. NON VI SCOSTATE DAGLI USI E DALLE TRADIZIONI INTRODOTTE DA D. BOSCO E DA D. RUA.

Tuttavia aggiungerò una parola: – Ricordate ai vostri dipendenti che Colui a cui servono, Dominus est. Stia loro fisso nella mente il pensiero della presenza di Dio, siano in tutto guidati dallo spirito di fede, con fervore compiano le loro pratiche di pietà e a Dio offrano i loro lavori e sacrifici. Dio sia sempre nella loro mente e nel loro cuore. Come era d´aspettarsi, raccomandò vivamente a tutti i Salesiani di mettersi in guardia contro gli errori dei modernisti; e, quando gli richiamai alla memoria che sul letto di morte D. Rua ci aveva raccomandato grande rispetto, ubbidienza ed affetto ai Pastori della Chiesa e specialmente al Sommo Pontefice, con tutta affabilità espresse la sua ferma fiducia che i Salesiani avrebbero fatto tesoro di sì prezioso ricordo»

(In Lettere di Don Paolo Albera 1911-1914. Le frasi in maiuscolo sono proprie del testo pubblicato sul sito Salesiani Don Bosco).

Don Paolo Albera e il Manuale del Direttore

Negli anni della Prima guerra mondiale accolse nei collegi salesiani numerosi orfani dei caduti in guerra e, sotto la sua direzione, i Salesiani prosperarono; fu anche scrittore: lascia una biografia del suo amico missionario in Brasile, don Luigi Lasagna; nel febbraio 1896 ottenne da don Rua l’incarico di compilare il Manuale del Direttore, dato alle stampe nel 1915; uscì un suo testo sugli Oratori festivi e sulle Scuole di religione (1911), nonché una biografia di don Bosco.

Alle ore 11 del 23 maggio 1920, vigilia della festa di Maria Ausiliatrice, assistette con grande gioia all’inaugurazione a Valdocco, di fronte all’imponente Santuario mariano, del magnifico monumento in bronzo dedicato a don Bosco, simbolo della missione educativa salesiana nel mondo, opera dello scultore Gaetano Cellini di Ravenna (1873-1937).

Insignito del cavalierato dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, don Paolo Albera morì il 29 ottobre 1921.

A vedere la documentazione fotografica delle sue esequie si resta ammirati e stupiti di fronte ad una civiltà cattolica che dava gloria a Dio e ai suoi santi: uno stuolo immenso di Salesiani con le vesti sacerdotali, di Figlie di Maria Ausiliatrice, di chierichetti in cotta, di militari, di fedeli di ogni ceto sociale e di tutte le età: tutti insieme, universalmente, per salutare sacramentalmente un grande e santo Rettore Maggiore, ancora oggi venerato nella cripta della basilica di Maria Ausiliatrice.

FONTE: Radici Cristiane n. 168
FONTE IMMAGINE: Museo Casa Don Bosco

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