Donne nel Medioevo, qual era la loro condizione?

Donne nel Medioevo - Schola Palatina

Domandare com’era la condizione delle donne nel Medioevo equivale ad interrogarsi come era la condizione degli uomini: significa, in sostanza, comprendere la vita familiare e sociale nell’Occidente cristiano nel suo insieme, dove ognuno esplicava i propri doveri a seconda del suo stato e dei suoi meriti.

L’Occidente, a quei tempi, non conosceva il pensiero illuminista, marxista e liberale, perciò il femminismo, movimento figlio di queste ideologie, non incideva nell’amministrazione quotidiana del privato e del pubblico. Perciò la gente dell’epoca era totalmente svincolata dalla pressione culturale, scolastica, mediatica, politica, economica… di carattere femminista, che rivendica aggressivamente, in particolare dalla Rivoluzione culturale del ’68, una pari “opportunità” e “dignità” per le donne, nel tentativo di essere considerate come gli uomini, anche se uomini ontologicamente non sono.

Nel Medioevo, infatti, ognuno doveva eticamente, religiosamente e civilmente sottomettersi, prima di tutto, all’autorità divina e non al moderno Stato, demagogicamente chiamato democratico. Con questo modo di essere e di sentire la vita, il bene e il male, il bello e il brutto, il giusto e l’ingiusto erano più evidenti e l’anima veniva presa in seria considerazione, non solo dai monaci, dalle monache e dal clero, ma anche dai fedeli tutti perché erano le nazioni europee ad essersi costituite sotto i principi del Re dell’Universo: così era stato istituito il Sacro Romano Impero, emanazione della filosofia greca, del diritto romano e delle norme teologiche e dottrinali giudaico-cristiane.

Lo scandire delle ore diurne e notturne di quelle identitarie società europee era legato allo scandire delle pratiche religiose, perciò, uomini e donne, prima che alle autorità terrene, dovevano dare conto all’autorità celeste, che attraverso i sacramenti influiva sia sulle anime razionali, sia sulle scelte e decisioni piccole o grandi che fossero.

Le donne nel Medioevo, qual era il loro ruolo?

Venendo strettamente nel merito del mondo femminile si può dire che i ruoli delle donne nel medioevo erano molteplici a seconda della loro posizione: essere moglie e madre non escludeva l’essere impegnata in attività lavorative esterne alla casa, per esempio la troviamo attiva nell’ambito dei più svariati lavori artigiani o a lavorare la terra oppure in ambito culturale (enorme questa attività all’interno dei monasteri, si pensi all’emblematico caso delle Benedettine) o come riferimento nel dirimere questioni relazionali all’interno del proprio territorio, gestendo rapporti problematici e talvolta violenti tra le famiglie o tra conoscenti: si pensi, per esempio, al caso di santa Rita da Cascia, che divenne esperta «paciera», oggi si direbbe «giudice di pace», tra le faide fratricide dell’epoca, ruolo che già ricopriva sua madre, Amata Ferri, insieme al padre, Antonio Lotti.

La moglie, non solo fra i benestanti, ma anche nel popolo, aveva voce in capitolo, in quanto la madre cristiana è perno della condotta (la Sacra famiglia è il modello a cui i cattolici guardano), del governo e della regia familiare; mentre il padre è il capo famiglia, il quale è tenuto ad assolvere i suoi doveri di proteggere, tutelare, difendere la famiglia dagli agenti esterni, in un ordine naturale che permette la stabile, ordinata e armonica convivenza degli individui all’interno della comunità domestica.

L’autorità materna era basata sui naturali caratteri della femminilità (essere istintivamente materna – sia carnale che spirituale, come sperimentano le monache o le terziarie – e dunque accogliente, generosa, che nutre e cura), i quali, se ben indirizzati e sviluppati, portano ad avere un’influenza benefica sulla moralità degli uomini e sulla stessa loro anima.

Sono molteplici i casi in cui, anche negli ambiti di potere politico, dame, contesse, marchese, duchesse, principesse, imperatrici erano ascoltate consigliere in materia spirituale, lavorativa, politica, culturale dei loro mariti.

D’altro canto sono moltissimi i casi in cui le donne si sono trovate a dover governare in prima persona (il corso di Schola Palatina dedicato alle figure femminili medioevali ne dà dimostrazione).

Allo stesso tempo, innumerevoli donne, sposando, per ragioni di Stato, uomini di governo (errata la vulgata progressista che le vede come vittime, che hanno dovuto sottostare al volere maschilista) non solo hanno realizzato se stesse (statisticamente sono molte di più le unioni riuscite piuttosto che quelle fallite), ma hanno anche apportato un gran bene alle loro popolazioni o a quelle che hanno adottato (si pensi, per esempio, all’imperatrice Anna di Savoia Paleologina, che dall’Europa è traghettata a Bisanzio), evitando o mitigando guerre, contrasti, odi, rivalità.

Le donne nel Medioevo esplicavano le proprie attività con il grande senso cristiano della responsabilità, così come faceva l’uomo ed è proprio per questo che è nata la grande Civiltà cristiano-europea, che non ha eguali.

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