Le donne e la Chiesa: uguaglianza o sottomissione?

Donne e Chiesa - Schola Palatina

Con Rousseau, Voltaire e la Rivoluzione francese il femminismo inizia a far capolino nella civiltà occidentale, ingenerando il drammatico senso dell’ostilità del pensiero femminista nei confronti del mondo maschile.

Il femminismo nasce anticristiano in quanto le sue radici, innestate nell’Illuminismo, sono anticristiche e, dunque, antimariane.

Proprio con la Rivoluzione francese si è iniziato a parlare di «Égalité» e di «Liberté», decapitando bruscamente e traumaticamente più di 1500 anni di teologia-spiritualità cristiana, che aveva forgiato una Civiltà sulla Verità rivelata e la libertà portata da Gesù Cristo, dove ogni persona, uomo o donna, ricca o povera, giovane o anziana, acculturata o meno, era chiamata ad occupare il proprio ruolo nell’armonia di un creato voluto e compiuto da Dio.
Ecco che l’ambire all’«uguaglianza» tra i sessi – oggi non più bastevoli, perché la Rivoluzione, per esistere e resistere, è sempre costretta ad andare “oltre”, e si è passati quindi ai «generi» (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) – è diventata un’esigenza inappellabile, ingenerando malessere, turbative e dissesti nei nuclei familiari, come in tutte le società occidentali.

L’obiettivo della Chiesa cattolica non è quello di rivendicare presunti diritti, ma di realizzare le persone nella felicità (pur nella sofferenza dell’esilio terreno) che solo Cristo, con la sua Croce e la sua Resurrezione, può dare.

La natura umana ha due dimensioni, non altre: quella maschile e quella femminile, come riporta la Genesi nell’Antico Testamento. Anche nel creato animale esistono i sessi e in ciascuno di essi si manifestano aspetti squisitamente femminili e maschili, la cui realizzazione si compie quando la femmina e il maschio compiono il loro dovere, ciò per cui, in definitiva, sono stati chiamati ad essere in questo mondo.

Ma nella creatura umana c’è un “molto di più”. C’è l’aspetto dell’anima razionale, ed è per questo che, a maggior ragione, è chiamata ad applicare al meglio le sue potenzialità innate, dirigendole con saggezza ed equilibrio in una relazione fra i due sessi, destinati per loro natura e con i propri talenti a completarsi, non certo a combattersi o a scimmiottarsi scioccamente a vicenda.

Da tutto ciò deriva il principio, nella Chiesa, di alto rispetto nei confronti sia degli uomini che delle donne, un principio che sorge dalla volontà del Padre di crearli simili a Sé: «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò» (Gen 1,27).

Donne e Chiesa, uguaglianza o discriminazione?

Ma non basta, nella storia dell’umanità è entrata la Beata fra tutte le donne, alla quale è stata donata la dignità di essere addirittura Madre Dio, l’Immacolata, la Concepita senza peccato.

San Giuseppe si sentì discriminato nella Sacra Famiglia per essere stato scelto come “semplice” padre putativo e non come autentico padre di Gesù Cristo? Assolutamente no, così come la Madonna non si sentì discriminata, perché non venne chiamata a predicare come invece accadrà per gli Apostoli, e la Maddalena non avrà da accusare nessuno se a lei, come alle altre donne, non è stato dato di acquisire l’ordine sacerdotale… e in questa linea sono vissuti e continuano a vivere tutti gli uomini e tutte le donne in grazia di Dio che hanno operato e operano per la Maggior Gloria di Dio e non per la maggior gloria degli uomini o delle donne.

Cambia totalmente la prospettiva: non orizzontale e materialista, ma verticale e trascendente, quella che permette di avere una visione dall’alto, più completa e molto più fruttuosa sia per la pace di ciascuno, sia per l’armonia fra gli uomini e le donne.

Uomini e donne sono tenuti, in questa sapiente filosofia, ad assumere un atteggiamento di sottomissione nei confronti delle leggi del Creatore, grazie al quale esistiamo e verso cui siamo diretti, in quanto il Salvatore ha preparato un posto per quelli che Lo seguono.
Tale sottomissione si rivela altresì fondamentale e salutare nei rapporti fra le persone: ogni comunità (famiglia, Stato, lavoro, scuola, monasteri, parrocchie…) stabilisce delle gerarchie precise di autorità a cui obbedire, altrimenti si cade nel caos e nella distruzione di quelle stesse comunità, vediamo, infatti, che cosa accade nell’attuale società dove nelle famiglie non viene più riconosciuta, per esempio, l’autorità paterna e dove la madre spesso perde il proprio ruolo di moglie e di madre affidabile.

L’agire secondo natura (in tutto il creato esiste un ordine gerarchico, motore che permette di procedere nell’esistenza) permette a ciascuno di adempiere positivamente e serenamente al proprio dovere, rispondendo così alla volontà di Dio e, contemporaneamente, realizzando se stessi nell’immenso piano divino, ben più vasto e potente dei progetti umani.

In conclusione: comprendere realmente che la natura maschile e quella femminile sono diverse e giovarsi della piena realizzazione dei propri diversi e complementari ruoli (nelle relazioni personali come nelle abilità lavorative) significa non diffondere acredine e odio le une contro gli altri e fra le nuove generazioni, sempre più prive di riferimenti davvero maschili e davvero femminili.

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