Carlo I d’Asburgo, un santo sul Trono dell’Impero cattolico

Carlo I d’Asburgo, un santo sul Trono dell’Impero cattolico - Schola Palatina

Il beato Carlo I d’Asburgo fu l’ultimo imperatore cattolico (e ultimo re d’Ungheria), l’ultimo a sedere su quello che idealmente era il trono di Carlo Magno e di tutti gli imperatori del Sacro Romano Impero. La sua destituzione ha provocato solo sciagure all’Europa, mentre ha lasciato intaccata la sua santità, sia a livello personale che di statista.

Carlo Francesco Giuseppe di Asburgo Lorena, pronipote dell’Imperatore Francesco Giuseppe I, nacque nel castello di Persenburg (Austria) il 17 agosto 1887, dall’arciduca Ottone d’Austria e dall’arciduchessa Maria Giuseppina di Sassonia.

Educato dai Benedettini, sposò nel 1911 la principessa Zita di Borbone-Parma e dalla loro unione nacquero cinque figli maschi e tre figlie.

A causa di una serie di disgrazie familiari nella dinastia di Francesco Giuseppe, Carlo divenne erede al trono imperiale.

Partecipò alla Prima Guerra Mondiale dimostrando grandi capacità militari e coraggio. Dopo l’entrata in guerra della Romania, Carlo vinse la battaglia di Hermannstadt. Il 21 novembre 1916 morì l’Imperatore Francesco Giuseppe e Carlo, in piena guerra, divenne Imperatore d’Austria (Carlo I) e Re d’Ungheria (Carlo IV).

Ubbidendo ai richiami dell’allora pontefice Benedetto XV, intraprese varie iniziative di pacificazione con le altre potenze, senza riuscire a prevalere però nella cerchia dei generali e statisti tedeschi; non andarono in porto nemmeno due tentativi di pace separata, a causa della resistenza del governo italiano.

Così, da parte degli alleati, da parte tedesca e da parte di austriaci pangermanici, fu imbastita un’enorme propaganda contro il giovane sovrano, il quale venne accusato di essere un debole.

Il 4 novembre 1918, a seguito del crollo militare sul fronte italiano, si firmò l’armistizio con l’Italia e venne proclamata la Repubblica Austriaca.

Carlo si ritirò dapprima in Ungheria. Ritenendosi fedele al giuramento fatto all’incoronazione di Re d’Ungheria, fece due tentativi, nel 1921, di riprendere il potere in questo Stato. Ma fallirono per l’ostilità di alcune potenze della Piccola Intesa, contrarie ad una restaurazione. I tentativi di riprendere il trono furono realizzati, per sua espressa volontà, senza usare la forza militare, risparmiando così un alto costo di vite umane. Fu fatto prigioniero dal governo del reggente Horthy e consegnato agli inglesi, i quali lo condussero insieme alla moglie Zita e ai figli a Funchal nell’isola portoghese di Madeira.

La famiglia, senza risorse economiche, visse in una villa isolata e senza riscaldamenti. A causa del clima umido, Carlo si ammalò di polmonite. Aveva un cuore debole e non superò la malattia. Morì il 1° aprile del 1922. Il 3 novembre del 1949 la Radio Vaticana annunziò l’apertura del processo di beatificazione. Nel maggio del 2003 vennero riconosciute a Carlo d’Asburgo le virtù eroiche e il titolo di venerabile. Fu beatificato da Giovanni Paolo II il 3 ottobre 2004.

Carlo I d’Asburgo: modello di sovrano cattolico

Carlo I d’Asburgo sin da fanciullo dimostrò una particolare inclinazione verso la preghiera e le verità cattoliche, influenzato in questo dalla buona madre, l’arciduchessa Maria Giuseppina di Sassonia. Egli si sentì sempre chiamato alla carità per il prossimo: fin da ragazzo raccoglieva soldi per i poveri.

Ma vediamo più in dettaglio il grande spessore della sua cattolicità. 

Fu devotissimo dell’Eucaristia. Onorava il Santissimo Sacramento in pubblico e in privato, anche in famiglia. Nei vari esili, in ogni nuova abitazione, la sua prima grande preoccupazione era quella di erigere una cappella col Santissimo Sacramento.

Fu devotissimo del Sacro Cuore di Gesù. Era attentissimo all’adempimento dei primi Venerdì di ogni mese. Quando il suo primogenito, il principe Ottone, fece la Prima Comunione (2 ottobre 1918) volle consacrare la famiglia al Sacro Cuore di Gesù. Fu devotissimo della Madonna. Rimase fedele fino alla morte alla sua grande devozione a Maria Santissima Addolorata. Nel 1896 si iscrisse alla Confraternita del Carmine e fino alla morte indossò lo scapolare.

Fu devotissimo del Vicario di Cristo e ubbidiente alle leggi della Chiesa. Fu l’unico tra i belligeranti ad accogliere le iniziative di pace di Benedetto XV. Fece di tutto perché questo obiettivo potesse essere raggiunto. La sincerità del suo intento è bene espressa in una sua famosa frase: “Dio mi è testimonio”. Nel capodanno 1918-19 volle presenziare al Te Deum. E alla domanda del perché volesse ringraziare il Signore nell’anno della sconfitta e della perdita di tutto, Carlo rispose: “L’importante è che i popoli abbiano ritrovato la pace”. Come esigeva la Chiesa, il 4 novembre del 1917, giorno del suo onomastico, nonostante molte opposizioni, proibì il duello.

Visse santamente il matrimonio. Carlo I d’Asburgo diceva alla moglie Zita che dovevano aiutarsi reciprocamente per arrivare tutti e due in Paradiso. Recitava il Rosario insieme alla consorte. Il Papa Benedetto XV disse più volte: “Carlo e Zita sono i miei più cari figliuoli”. 

Fu padre esemplare. Per i suoi figli compose una commovente preghiera nella sua agonia: «Caro Salvatore, proteggi i nostri figlioli, custodiscili nell’anima e nel corpo. Fa che muoiano prima di commettere un peccato mortale. Amen».

Sopportò cristianamente le prove più dure. Perdonò sempre i torti e gli oltraggi ricevuti. Accettò tutte le sofferenze per amore degli uomini: “Devo tanto patire, affinché i miei popoli abbiano a ritrovarsi nuovamente uniti”. Conservò sempre la pazienza e, nella morte, una completa rassegnazione alla volontà di Dio.

Il giorno 11 novembre 1921, quando ebbe la notizia che doveva trasferirsi in un’isola dal clima insalubre, affermò: “Se il buon Dio vuole avere anche questo sacrificio, anche questo io glielo farò. Perché ho da affliggermi per questo? Per quanto gli uomini si adoperino per trascinarmi ai dolori, alle pene, mi porteranno poi sempre, e unicamente, a quel luogo che il buon Dio ha determinato per me”.

Fece una morte esemplare. Poco prima di morire, disse alla moglie: “Adesso voglio dirti che ho sempre cercato di conoscere la volontà di Dio e di eseguirla nel modo più perfetto”. “Io devo ancora soffrire tanto affinché i miei popoli si ritrovino ancora tra loro (…) Gesù, proteggi i nostri bambini (…) ma falli piuttosto morire che commettere un solo peccato mortale”. “Gesù sia fatta la tua volontà”.

Nei momenti della morte, Carlo e Zita pregarono ancora una volta insieme con il Rosario e le litanie alla Madonna. Cantarono il Te Deum in ringraziamento a Dio per la croce che si era abbattuta sulla loro vita. Era 1° aprile 1922. Il cappellano gli amministrò l’Unzione. Carlo volle avere vicino il figlioletto Ottone e disse: “Desidero che veda come muore un cattolico”. Il sacerdote espose il Santissimo Sacramento nella stanzetta. Carlo lo adorò con grande amore: “Gesù, io confido in Te. Gesù, in Te vivo, in Te muoio. Gesù io sono tuo, nella vita e nella morte. Tutto come vuoi Tu”. Il sacerdote gli diede l’Eucaristia come Viatico per l’eternità. Il sovrano fece il ringraziamento.

Poi Zita gli disse: “Carlo, Gesù, viene a prenderti”. Rispose: “Oh sì, Gesù, vieni”. Ancora: “Oh, Gesù, Gesù!”. Morì alle 12 e 23 minuti. Il medico che lo curava (un ateo convinto) esclamò: “Alla morte di questo santo, devo ritrovare la fede perduta”… e si convertì. Ai funerali erano presenti ben 30.000 persone.

Volle testimoniare le vere caratteristiche del sovrano cattolico. Da ufficiale, Carlo cercò sempre di elevare la vita morale dei suoi soldati. Un aneddoto importante: da imperatore sostituì il feldmaresciallo Conrad, perché agnostico, ma non solo, anche perché questi aveva sposato una donna divorziata e perché aveva usato indiscriminatamente le corti marziali.

Nella Svizzera (dopo la guerra) i framassoni fecero tre tentativi per avvicinarsi a lui, offrendogli la corona dei suoi padri, se avesse fatto delle cose a cui loro miravano. Ma Carlo non cedette, anzi li respinse con queste parole: “Quanto a questo, io, come principe cattolico, non ho una parola da dire. Ora ogni mia cosa avrà cattiva riuscita”. Poi soggiunse significativamente: “Tuttavia non sarà mai ch’io accetti dal diavolo ciò che mi ha dato Iddio”.

Che insegnamento per tanti politici – che pur si dicono cristiani – disposti, pur di conservare il potere, ad accettare qualsiasi compromesso con l’errore!

FONTE: Radici Cristiane n. 56

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